Jana rimase a lungo sulla soglia. Il tempo era davvero poco e l’ansia l’assaliva al punto che con le unghia quasi scavava il legno della porta. Ma aveva bisogno del suo aiuto e non lo avrebbe contraddetto.
Marlon si avvicinò con passo tranquillo alla credenza. Aprì un cassetto, estrasse una tovaglia ricamata e linda. Quasi pareva luminosa quando era colpita dai raggi di luce riflessa dalla luna.
Il profumo era delizioso ma era ben difficile goderselo in quella condizione. La donna sentiva la schiena tremarle, in parte per la paura e in parte per la rabbia e l’impazienza. Come può perdere tutto questo tempo? Le domande si susseguivano veloci nella sua testa.
L’uomo con calma si chinò e aprì uno sportellino. Afferrò due piatti di porcellana finissima e li poggiò sul tavolo. Li accostò con precisione, non troppo vicini al bordo, ma neppure troppo lontani. Li affiancò con delle posate d’argento, lucide e intarsiate con fregi dorati. Prese due calici di cristallo e li osservò attraverso la luce delle candele per assicurarsi che fossero perfetti. La casa appariva troppo modesta per quelle stoviglie. Eppure Marlon pareva maneggiarle come fossero normali stoviglie quotidiane.
«Hai intenzione di mangiare adesso?»
Marlon non rispose. Si limitò ad alzare lo sguardo e a sorridere di un sorriso sincero, privo di ogni malizia. Fece un cenno con la testa quindi tirò fuori dei crostini di pane dal forno e li poggiò dentro un piccolo cesto di vimini che mise sul tavolo. Tolse il tappo da una botte e riempì una brocca di vino dal colore rosa. Un profumo selvatico e accattivante si spanse per tutta la stanza. Mise anche la brocca sul tavolo e vi appoggiò vicino un pezzo di legno spesso e lucido, su cui posò la pentola piena di formaggio fuso. Da un’altra pentola riempì i piatti con spezzatino succoso e verdure. Il profumo era inebriante.
Le piastre dell’armatura di Jana si mossero impazienti. Tolse la mano dal legno della porta e si rese conto che aveva il palmo sudato. Strinse il pugno e sentì un filo d’ira risalirle dallo stomaco.
Marlon si strofinò le mani e si accostò alla tavola, fece un inchino e con un movimento largo del braccio invitò il capitano Jana Drade a sedersi alla sua tavola. Nell’inchinarsi rivelò lo squarcio e le bruciature che rendeva il suo aspetto orribile. Aveva il petto lacerato e consumato dall’addome fino al collo e uno squarcio che gli aveva fatto perdere la capacità di allargare la bocca troppo verso destra. I capelli sullo stesso lato erano più radi.
«Marlon, abbiamo bisogno di te, non c’è tempo per mangiare»
L’uomo si voltò verso la finestra e osservò la luna. «Questa è l’ultima sera che il cielo è così limpido. Domani inizierà la stagione delle piogge e quest’anno non sembra voler tardare». Il suo sguardo si posò su alcune piccole nuvole all’orizzonte che a lui dicevano più di quello che avrebbero potuto rivelare a chiunque altro.
«Ti prego, non possiamo aspettare». Jana quasi assunse un tono di implorazione.
«Non entrerò nel territorio dei Ci’thuan di notte». Marlon divenne serio d’improvviso.
«Hai paura?»
«No. Non voglio che i tuoi uomini muoiano tutti in una notte».
Jana raggelò.
«E dopo dieci anni di schiavitù nelle loro prigioni, se mi permetti, voglio godermi la cena». Marlon si sedette e cominciò a mangiare… lentamente.
Il Momento…
30 settembre 2009 - 20:31 by immortal_bard

