Breve come un Respiro – Capitolo IV°

31 ottobre 2009 - 7:30 by immortal_bard

 «Comandante». Un soldato si avvicinò a Kareen in tempo per vedergli affondare la spada nel petto di un nemico. «I soldati di Hanturiam stanno recuperando terreno».
 «Cosa sta succedendo?»
 «Eoghan, signore». Il soldato si guardò attorno. «Sembra sparito e i nostri avversari sembrano averne giovato molto».
 «Maledetto elfo. Quando tutto sarà finito, se non avrà una valida spiegazione, gli staccherò la testa con le mie mani».
 Il comandante alzò lo sguardo e fissò la valle attorno. C’erano ancora molti soldati da affrontare.

***

 La lama di Saifel raggiunse di piatto la tempia di Eoghan che barcollò. Immediatamente il ferro colpì il polso facendogli cadere di mano la spada e  perdere l’equilibrio.
 L’attacco del bardo riportò alla realtà il guerriero che si difese con il pugnale dai fendenti. Osservò la sua spada allontanarsi, calciata da Saifel giù da una radura in discesa.
 Ferito e ancora scosso, Eoghan cercò di riprendere il controllo della situazione difendendosi e attaccando con le poca lucidità che era riuscito a riacquistare. Affrontare Saifel con il solo pugnale di difesa non sarebbe stato facile.
 Il metallo delle due lame si incrociò vibrando e facendo quasi tremare l’aria. Eoghan strinse il pugno nudo e colpì con violenza il volto di Saifel. Il bardo accusò il colpo ma si lasciò spingere dalla forza del guerriero e roteando allungò la gamba colpendo con il tallone il fianco del suo avversario. In pochi istanti i due tornarono vicini, bloccando le armi l’una contro l’altra e fissandosi con determinazione negli occhi. I loro piedi strisciarono quasi incontrollati verso una discesa. Un sentiero poco definito partiva da dove i due elfi si stavano affrontando e scendeva ripido verso una vallata più in basso.
 Eoghan e Saifel continuarono a colpirsi e a lottare sull’orlo del piccolo precipizio. Stanchi e feriti, i due elfi sentirono le forze abbandonarli e si resero conto che gli attacchi erano divenuti lenti e goffi.
 Colpo dopo colpo, il bardo e il guerriero si trovarono a spingersi in una prova di forza e di equilibrio. La poca lucidità fece poggiare male un piede a Saifel che sentì il terreno mancargli da sotto i piedi. Cadde e trascinò con sé anche Eoghan. Rotolarono giù per il sentiero, attraverso cespugli e rocce.
 Eoghan rimase a terra, pancia in giù. Il pugnale gli scivolò vicino, sporco di sangue e fango. Saifel rimase supino per qualche istante prima di aprire gli occhi. Entrambi cercarono di alzarsi ma a stento si reggevano in piedi.
 «Voi due, fermi dove siete». Una voce giunse da poco lontano. «Portate i blasoni di Hanturiam e Leerat e state combattendo». L’affermazione del nuovo arrivato lasciò perplessi i due elfi.
 «Avete violato il patto di non belligeranza pertanto sarete condotti nelle prigioni immediatamente in attesa del giudizio dei vostri rispettivi regnanti». Tre uomini si avvicinarono. Due brandivano dei forconi e indossavano armature rozze e poco funzionali.
 Saifel ed Eoghan si guardarono per un istante, poi istintivamente osservarono che si erano allontanati a quasi un’ora di cammino dalla battaglia. I loro sguardi tornarono sugli uomini che li stavano minacciando.
 «Non puoi più combattere in quelle condizioni». Saifel sorrise. Eoghan rimase in silenzio. La rabbia era scomparsa dal suo volto.
 «Continueremo la prossima volta quando avrai scacciato il male che hai dentro», concluse il bardo.
 Eoghan si avvicinò disarmato e zoppicante, sorrise e gli tese la mano.
 «Va bene». La stretta fu sincera e amichevole, come ai tempi degli allenamenti per diventare un prescelto di Groomanor.
 «Camminate avanti a noi verso la città. Se non collaborerete saremo costretti a legarvi». Il tono incalzante dell’uomo richiamò l’attenzione degli elfi.
 «Quale patto avremmo violato?»
 «Siete nelle valli di Raerem. La vostra battaglia si è avvicinata fin troppo alle nostre mura e voi due avete sconfinato. Esiste un patto che vieta di combattere in queste terre ed è stato stipulato tra i vostri due regni e il nostro sovrano affinché non si contendessero la nostra cittadina che è situata al confine». Il più autorevole dei tre si fece avanti. Era l’unico ad avere una spada nel fodero e un’armatura di fattura pregiata.
 Saifel ed Eoghan rimasero in silenzio a valutare quelle parole.
 «Se vi opporrete saremo autorizzati a uccidervi», concluse il soldato.
 «Andremo avanti senza opporci». Saifel prese l’iniziativa. Eoghan si voltò di scatto fissandolo con improvvisa ira. Il bardo ricambiò lo sguardo scuotendo il capo e cercando di evidenziare con gli occhi la loro condizione. Il guerriero si arrese.
 «Secondo la legge di Raerem avete diritto a due pasti al giorno e a una cella dove dormire e non potrete uscire prima che il giudizio sia stato espresso o il sovrano non abbia deciso altrimenti». Il soldato fece iniziare la marcia verso la città.
 Trascorsero più di mezzora camminando in silenzio, con dei forconi puntati alle spalle. Delle mura apparvero davanti a loro. Erano la cinta di Raerem, città indipendente situata esattamente a metà tra i due regni avversari. Sorgeva in una posizione sopraelevata che sarebbe potuta essere strategica per entrambi i regni. Eoghan rimase perplesso ma non osò chiedere il perché fosse stato stipulato quel patto.
 Quando le porte della città si aprirono per fare rientrare la ronda e i prigionieri, un uomo si affacciò da una torre che sovrastava le altre costruzioni. Il soldato che aveva catturato i prigionieri lo osservò e gli fece un cenno.
 Il sole terminò il suo ciclo giornaliero e i due elfi osservarono la luce svanire da dietro le sbarre delle prigioni.
 «Ibraham, mio signore, questi sono i due prigionieri che abbiamo trovato a violare il patto di non belligeranza». Il guardiano fece strada all’uomo che aveva osservato il loro ingresso dalla torre.
 Eoghan rimase seduto nell’ombra con lo sguardo basso. Saifel si avvicinò alle sbarre e cercò di scoprire chi fosse Ibraham. Scorse un viso stempiato, capelli scuri e un fisico robusto. L’uomo uscì dalle prigioni senza dire nulla.
 «Braccia forti e orecchie a punta. Quale incantevole binomio. Ho già dei progetti per quelle splendide e rare creature. Questa volta la caccia è andata proprio bene».
 Sul volto di Zarghen, comandante delle guardie di Raerem e braccio destro di Ibraham, si dipinse un sorriso. «La stagione delle piogge è iniziata. Se l’oracolo non mente domani inizieranno le nevicate e anche la guerra si fermerà». Ibraham, sovrano di Raerem sorrise. «Non andranno via da qui presto».



Il “nerd” che lancia i dadi…

30 ottobre 2009 - 7:02 by Charlenger

Forse qualche sociologo saprebbe spiegarmi perché moltissime cose apparentemente sconnesse tra loro, si ritrovano insieme in quei soggetti (di cui io faccio orgogliosamente parte) che vengono spesso chiamati “nerd”. Tralasciando la scherzosa aggettivazione, temi come l’informatica, la programmazione e simili, sono più spesso di quanto si pensa uniti a passioni come il medieval fantasy, i giochi di ruolo come Dungeons & Dragons e così via.

In effetti neppure io faccio eccezione. Recentemente mi sono divertito a sviluppare la prima di una serie di utility che potrebbero tornare utili a giocatori, ma soprattutto a Dungeon Masters, nel caso abbiano bisogno di velocizzare il gioco mantenendo alte le componenti casuali.

Sebbene tirare i dadi sia una sensazione alquanto sublime per un giocatore di ruolo, alle volte capita che di dadi se ne debbano tirare davvero tanti. Un mago “png” (personaggio non giocante) di alto livello che lancia una palla di fuoco, un chierico che innalza una colonna di fuoco, cento goblin che assalgono una imponente costruzione… non è sempre facile e divertente fare i conti o tenere una media. Per questo ho rilasciato DiceRoller, un’applicazioncina che permette di scegliere quanti dadi tirare e quanti tentativi effettuare. I dadi sono quelli standard del tipico set da D&D con l’aggiunta del “d2″ cioè la moneta, e del dado “custom” ovvero con un numero di facce definite dall’utente.

Il programma è molto semplice ed è costruito da solo due classi. Una rappresenta il dado vero e proprio, in versione astratta, l’altra l’interfaccia utente. Java ha già built-in la classe Random, che permette di ottenere dei numeri random in varie maniere. Il dado infatti può essere lanciato utilizzando il metodo “roll” che utilizza la classe appena descritta:

public static int roll(int n) {
        // If the number of faces is less than 1 then flip a coin
        int res = n > 1 ? n : 2;
        Random r = new Random();
        res = r.nextInt(n) + 1;
        return res;
    }

La variabile res contiene il risultato dei lancio di dado. Il metodo “nextInt(int n)” permette di ottenere un valore random intero compreso tra 0, incluso, e n escluso. Per cui per ottenere, per esempio, un dado a 6 facce, è sufficiente invocare il metodo con n pari a 6 (per ottenere da 0 a 5) e sommare al risultato 1 (per ottenere da 1 a 6).

Nell’interfaccia è possibile gestire il numero di dadi e tutti i totali con un semplice processo chiamato da un pulsante in attesa di un click:

private void jButton1ActionPerformed(java.awt.event.ActionEvent evt) {
        jTextArea1.setText(”");
        int[] dices = {0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0, 0};
        int[] faces = {2, 4, 6, 8, 10, 12, 20, 100, 3};
        int attempts = 1;
        int totalacc = 0;
        try {
            dices[0] = Integer.parseInt(jTextField2.getText());
            dices[1] = Integer.parseInt(jTextField3.getText());
            dices[2] = Integer.parseInt(jTextField4.getText());
            dices[3] = Integer.parseInt(jTextField5.getText());
            dices[4] = Integer.parseInt(jTextField6.getText());
            dices[5] = Integer.parseInt(jTextField7.getText());
            dices[6] = Integer.parseInt(jTextField8.getText());
            dices[7] = Integer.parseInt(jTextField9.getText());
            dices[8] = Integer.parseInt(jTextField10.getText());
            faces[8] = Integer.parseInt(jTextField1.getText());
            if (faces[8] < 3) {
                faces[8] = 3;
            }
            attempts = Integer.parseInt(jTextField12.getText());
        } catch (Exception e) {
            JOptionPane.showMessageDialog(this, “Warning: some numbers could not be of the correct format”);
        }
        String result = “”;
        for (int a = 0; a < attempts; a++) {
            result = “————————-\n”;
            result = result + “Attempt n°” + (a + 1) + “\n”;
            for (int i = 0; i < 9; i++) {
                if (dices[i] > 0) {
                    result = result + “\nRolling “;
                    if (dices[i] > 1) {
                        result = result + dices[i] + ” dices with ” + faces[i] + ” faces\n”;
                    } else {
                        result = result + “a dice with ” + faces[i] + ” faces\n”;
                    }
                    int total = 0;
                    for (int j = 0; j < dices[i]; j++) {
                        int curr = Dice.roll(faces[i]);
                        result = j == 0 ? result + curr : result + “, ” + curr;
                        total += curr;
                        totalacc += curr;
                    }
                    if (dices[i] > 1) {
                        result = result + “\nTotal: ” + total + “\n”;
                        result = result + “Average: ” + ((float) total / dices[i]) + “\n”;
                    }
                }
            }
            result = result + “\nGlobal sum: ” + totalacc + “\n”;
            result = jTextArea1.getText()+ “\n” + result;
            totalacc = 0;
            jTextArea1.setText(result);
        }
        // Reset the number of dices
        for (int i = 0; i < 9; i++) {
            dices[i] = 0;
        }
    }

Nel frammento di codice vengono calcolati per ogni dado, il totale e la media dei lanci e a questi viene aggiunta la somma di tutti i dadi lanciati. Il tutto è ripetuto per il numero di tentativi scelti dall’utente. Ovviamente in questo codice d’esempio le variabili dell’interfaccia hanno nomi poco parlanti.

Ho voluto riportare il codice perché, su suggerimento di un amico, anche per le cose più semplici, spesso su internet si trova solo codice non funzionante o incompleto. Questo codice, seppure per fare qualcosa di semplice, è completo e funzionante, purché sia messo nei punti giusti del programma :) . In ogni caso nella pagina dei progetti è possibile scaricare sia il programma funzionante (per gli utenti) sia il codice sorgente (per i curiosi).

Buon divertimento!



Breve come un Respiro – Capitolo III°

26 ottobre 2009 - 7:30 by immortal_bard

 «Dov’è finito l’elfo?»
 «Non lo so, ma finora ha seminato il terrore nelle fila nemiche». Il soldato rispose con un velo di sadismo al suo comandante che rimase impassibile a fissare i cadaveri davanti a lui.
 In una zona leggermente defilata rispetto alla vallata dove stava avendo luogo lo scontro tra una delle unità dell’esercito di Hanturiam e una di quelle di Leerat, Eoghan e Saifel si muovevano lentamente tenendosi a distanza e studiandosi. Gli elfi si stavano preparando per la battaglia.
 Il bardo si fece teso in volto mentre un sorriso si allargò sulle labbra di Eoghan. I pugni del guerriero strinsero le else e i talloni di Saifel si sollevarono impercettibilmente mentre si preparava a balzare.
 «Molto tempo è trascorso dall’ultima volta che ho affrontato un elfo».
 «E credi che ne passerà ancora dopo questo scontro?»
 «Ne sono rimasti pochi», Eoghan fece una pausa. «Di elfi intendo».
 Saifel rimase immobile a fissare negli occhi il suo avversario. L’espressione di Eoghan era cambiata radicalmente da quella che lo aveva caratterizzato durante la battaglia contro gli uomini.
 «Sei troppo sicuro di vincere». Saifel lo provocò.
 «I guerrieri di Groomanor sono sempre sicuri di vincere». Eoghan rispose seccamente, stroncando sul nascere i tentativi di Saifel.
 Il bardo non si lasciò demoralizzare. «Mi sembra che tu sia più ferito di me e che le tue condizioni non siano delle migliori. Sebbene io non sia uno guerriero della tua stessa stirpe sono pur sempre un elfo». Saifel prese tempo cercando di studiare quanto più possibile i movimenti e le possibili falle nella difesa del guerriero. Era cosciente che con la sola tecnica di spada non avrebbe avuto speranze, dunque avrebbe dovuto usare l’intelligenza e trovare la tattica giusta.
 «Forse così il combattimento sarà equo». Eoghan lo provocò a sua volta. Saifel non diede peso a quell’affermazione.
 Il guerriero di Groomanor fu il primo a scattare. Sicuro della sua abilità superiore si lanciò contro il bardo tendendo la Piccola verso il petto e spostando il Forte sulla parte bassa del fianco. Saifel non si lasciò cogliere impreparato. Balzò sulla destra roteando la spada e mirando a deviare l’attacco del suo avversario. Eoghan, con un’agile mossa del polso, fece danzare il pugnale cambiando il verso della presa sull’elsa e distese il braccio per anticipare la mossa di Saifel. La lama trovò con estrema precisione la parte scoperta tra le parti dell’armatura ma non riuscì a penetrare profonda.
 Saifel indietreggiò. Sentì sgorgare un piccolo fiotto di sangue dal fianco e istintivamente vi appoggiò la mano. Strinse e il bruciore si fece intenso. Era rimasto sorpreso dalla tecnica di Eoghan. Non ebbe il tempo di pensare che il suo avversario gli si scagliò di nuovo contro.
 Il bardo consolidò la sua difesa, facendo volteggiare agilmente la spada da un lato all’altro e dimostrando un’abilità superiore a molti guerrieri che Eoghan avesse mai affrontato prima.
 «Saresti stato un buon guerriero». Eoghan si fermò solo un istante. Saifel si lasciò sfuggire un accenno di sorriso, poi tornò a difendersi dagli attacchi di Eoghan che giungevano come una tempesta. Varie piccole ferite si aprirono sul corpo dell’elfo. La condizione di svantaggio fisico fu equilibrata rapidamente. I due elfi si fermarono a rifiatare.
 «Se maneggiassi uno strumento musicale come fai con la spada potrei dire lo stesso di te». Il tono di Saifel si fermò a metà tra serietà e ironia.
 «Il tuo problema…» Eoghan interruppe la tregua con una nuova pioggia di affondi, «è che parli troppo». La spada di Eoghan roteò in alto, costringendo Saifel ad alzare la guardia più di quanto potesse. Il guerriero protese l’altro braccio in avanti attaccando con il pugnale. Saifel, non potendo parare il secondo affondo, tirò indietro il bacino, cercando di allontanarsi, ma così facendo lasciò libera di muoversi la spada sopra di lui.
 La punta della lama ricurva di Eoghan piombò micidiale verso il volto di Saifel. La punta disegnò un taglio sulla guancia e attraversò parte delle labbra. Il bardo sentì il sapore del sangue inondargli la bocca.
 «Allyfain ti protegge. Non miravo a zittirti». Eoghan socchiuse gli occhi e rifiatò, ansimando.
 «La Dea mi proteggerà finché osserverò la sua legge e quella della giustizia». Ancora una volta Saifel tentò di turbare il guerriero, cercando di vincerlo con gli unici mezzi che gli erano rimasti. Eoghan non perse il suo sorriso ma inchinò leggermente il capo. Saifel capì che si stava avvicinando alle giuste parole.
 «Forse ci siamo allontanati troppo dal tuo esercito. Non sta forse scritto nei dogmi di Groomanor che non si abbandonano i compagni di battaglia?»
 «Non cercare di ingannarmi con le tue parole». Il sorriso di Eoghan svanì.
 «La magia dei musici elfi perdura anche senza di loro, ma il tuo esercito senza di te non è nella stessa condizione». Saifel continuò. Le spalle di Eoghan cominciarono a sollevarsi e abbassarsi sempre più rapidamente come se si stesse stancando e il respiro si stesse facendo sempre più affannoso. Chinò il capo e anche lo sguardo.
 «Sta’ zitto. Un prescelto non viene mai meno al giuramento fatto dinnanzi a Groomanor». Il guerriero gridò, mostrando nel volto rabbia. «Sto solo perdendo tempo», sibilò infine.
 «Sto solo cercando di riportare in te l’elfo puro che c’era, scacciando via il marcio che ti sei creato dentro».
 «Ti ho detto di tacere». Eoghan tuonò.
 Una raffica di colpi scomposti cominciò a minacciare Saifel. Inizialmente il bardo rimase atterrito dalla furia che lo stava assalendo, ma in breve riuscì a trovare la coordinazione e l’intuizione per schivare i colpi agilmente. La mente di Eoghan non era più lucida. Saifel aveva riguadagnato il vantaggio iniziale.
 «Tu devi morire». L’urlo di Eoghan si fece quasi disperato. Davanti a sé non riusciva più a vedere un elfo ma uno di quegli uomini che gli avevano tolto tutto. Saifel era tornato a essere per lui un semplice soldato di Hanturiam.
 «Eoghan, io non sto affrontando un elfo. La tua rabbia è ormai la mia avversaria, e non soltanto la mia». Saifel indietreggiò schivando con semplicità l’ultimo attacco del guerriero. «La tua ira sarà la causa della tua sconfitta».
 Eoghan si fermò istantaneamente, colpito al cuore come se la punta della lama di Saifel lo avesse perforato. La sua guardia si abbassò per un istante e la sua mente vagò altrove tra pensieri e ricordi per lunghissimi istanti. E Saifel non sprecò l’occasione.

***

 I prescelti di Groomanor sorridono sempre mentre combattono. Non è per beffa né per stupidità. Siamo solo contenti di onorare il giuramento. Non è un sorriso divertito, né un sorriso di scherno, è un istintiva espressione del viso che deriva dall’energia interiore che abbiamo ricevuto quando siamo stati scelti per combattere.

 Eoghan si muoveva lateralmente, attento a non mettere i piedi in fallo. Nella sua mano soltanto i resti di un bastone spezzato. Di fronte all’elfo, a pochi passi, un uomo molto più alto e molto più robusto, la cui muscolatura lasciava scivolare tra i solchi delineati gocce di sudore e fango.
 Entrambi si scrutavano con espressione seria. Gli occhi dell’uomo erano carichi d’odio e il respiro affannoso lo costringeva a gonfiare il torace oltre il normale. Eoghan era imperturbabile. Il busto pareva restare immobile rispetto ai movimenti delle gambe. Il suo viso era inespressivo.
 Il terreno era divenuto un’arena. Tutti gli uomini del campo si erano avvicinati e stavano a guardare, urlando e incitando i due alla lotta. Le parole nascoste nelle grida erano tutte per l’uomo, mentre per Eoghan erano riservate solo urla di scherno e insulti.

 Durante l’addestramento, gli elfi come me, dediti alla guerra e all’arte del combattimento, imparano a controllare le proprie emozioni. In un combattimento non conta solo la spada che stringi in pugno o come la usi, ma tutto ciò che ti circonda, compresi i compagni, i nemici e i loro punti di forza ma soprattutto i loro punti di debolezza. Il controllo di sé e del proprio avversario sono fondamentali. Saper perdere il controllo nel momento giusto può far vincere un combattimento, ma fermarsi dopo non è sempre semplice.

 Era il primo giorno da quando era stato catturato insieme ai pochi sopravvissuti. Il ricordo dei meschini trucchi e perfidi inganni utilizzati dagli uomini continuava a riempirgli d’odio il cuore e la mente.
 Jaarg, l’enorme lottatore che stava fronteggiando, era un guerriero dell’esercito che lo teneva imprigionato e che l’elfo doveva affrontare per il diletto degli altri soldati. Eoghan non aveva dormito né mangiato ed era stremato tuttavia non aveva ancora perso la calma.
 L’uomo si fiondò all’improvviso verso l’elfo, sollevando il bastone e provando un colpo prevedibile ma carico di violenza. Eoghan si spostò di pochissimo, lasciando scorrere il bastone avversario a fil di pelle. Jaarg si sbilanciò in avanti non trovando nel movimento né il bersaglio né la sua difesa. Eoghan alzò il gomito e colpì forte sulla testa. Jaarg cadde a terra stordito. Due passi indietro e l’elfo fu subito a distanza. E fu anche vicino alla folla. Troppo.
 «Sei solo un pivello con tanta fortuna!»
 «Non sai fare altro che scappare». Le urla arrivavano alle sue orecchie e continuavano a colpirlo più dure di qualunque pugno. «Non hai nemmeno il coraggio di reagire nel tuo ultimo giorno». Jaarg si rialzò.
 «Morirai come tutti gli altri». L’ultimo urlo che udì, in mezzo alle voci della folla, bloccò l’elfo. Il suo sguardo si perse nel vuoto. La mente viaggiò veloce e si perse in confusi pensieri. Il bastone di Jaarg, tenuto a due mani, colpì poderoso sul ventre dell’elfo che cadde riverso sul terreno.
 Jaarg cominciò a colpirlo con calci e bastonate e una pozza di sangue si allargò sotto il corpo dell’elfo. L’uomo si fermò per rifiatare e per fare un bagno tra i complimenti e le urla di incitamento dei compagni.
 Con le braccia sollevate, l’uomo si avvicinò ai suoi compagni, ostentando un’espressione di vittoria. Il clima festoso si ruppe immediatamente. I visi sconvolti dei compagni indussero Jaarg a girarsi. Vide Eoghan alzarsi e mettersi di nuovo in posizione di guardia. Le urla ricominciarono.
 La carica di Jaarg divenne simile a quella di un toro, ma l’elfo schivò il colpo agilmente. Il bastone spezzato di Eoghan si piantò sulla spalla di Jaarg ferendolo gravemente e recidendogli un legamento. Le urla dell’uomo risuonarono in tutto il campo. Senza pietà alcuna, quando Jaarg tentò di alzarsi, Eoghan si avvicinò lento e lo atterrò con un calcio sulla nuca.
 «Qualcuno vuole proseguire il duello?»
 Uno strano silenzio coprì l’arena di uomini.

 Perché gli uomini non hanno il coraggio di affrontare le cose faccia a faccia, nemmeno i combattimenti? Essi ricorrono sempre a sporchi trucchi, alleanze, infiltrati e minacce per ottenere ciò che vogliono. Pensano forse che sia nobile di fronte agli Dei giudicatori, uccidere un guerriero inerme, usando come scudo sua moglie o suo figlio? Ritengono giusto corrompere il cuore di un debole per sapere quando un popolo può essere particolarmente vulnerabile? Se fanno questo è solo perché non hanno la minima idea di quali siano le conseguenze né sono in grado di valutare, date le loro brevi e inutili vite, cosa può accadere a lungo termine, quando le creature da loro minacciate non hanno più nulla da perdere.

 Ci provarono in due, poi in tre e poi altri tre, ma tutti finirono a terra privi di sensi e in pericolo di vita, cercando di abbattere l’elfo, guerriero di Groomanor. Altri ancora caddero prima che l’espressione di odio e di profonda ira che traspariva dal volto di Eoghan venisse sporcata di sangue da più di dieci uomini.
  «Fermi!»
 La voce del generale Karreen fu tanto autorevole da immobilizzare tutti. I gemiti di dolore di Eoghan giungevano dal terreno ove era stato quasi sepolto.
 «Combatti bene» disse Karreen.
 «Posso anche morire, ma lo farò con onore e guardando in faccia il mio nemico». Eoghan parlò non senza difficoltà.
 Il generale rise e si avvicinò. La folla si aprì davanti a lui.
 «Tu combatterai per me».

 Sono rari i momenti in cui senti di avere un’occasione. Non sai ancora come la sfrutterai perché in quel momento puoi essere accecato dall’ira, ottenebrato dalla stanchezza o confuso dal dolore. Ma quando te ne accorgi sai bene che accetterai.
 Nell’addestramento degli elfi, al termine di un combattimento, il sorriso è ancora lì dov’era ed è di complicità ed amicizia, lealtà e fiducia. Se ci sono muscoli doloranti e lividi, tutto finisce con un abbraccio e una stretta di mano…

 Il generale Kareen tese la mano all’elfo. Eoghan la afferrò e si lasciò sollevare in piedi.
 «Da stasera tu sei un mio soldato, se vorrai accettare, e quindi ti sarà risparmiata la vita e te ne sarà data una decente».
 «Che ne è stato dei miei compagni?»
 «Loro non sono stati così fortunati. Ma tu si». Il sorriso del generale divenne stranamente sincero.
 Kareen tese ancora la mano, stavolta per sigillare il patto che aveva proposto.

 …ogni combattimento tra due elfi ha, in qualche modo, un lieto fine. Quella sera non ci sarebbero stati abbracci né strette di mano amichevoli. Giurai tutto il mio odio contro gli uomini e tutta la loro razza. Ed è per questo che accettai quella proposta.

 La mano di Eoghan strinse quella del generale Kareen. Il patto era stato sigillato tra gli sguardi increduli dei soldati dell’esercito del regno di Leerat. Nel caldo di quella notte in cui altri elfi erano stati uccisi, Eoghan diventò un soldato elfo tra gli umani.



Java vs. C++

24 ottobre 2009 - 8:30 by Charlenger

Recentemente mi è stata posta la domanda che in molti tra quelli che si avvicinano alla programmazione per la prima volta fanno: meglio scegliere il linguaggio JAVA o il C++?

Per i “profani”, sia il JAVA che il C++ sono due linguaggi di programmazione utilizzati per sviluppare programmi, servizi e altre entità informatiche che ormai ogni giorno caratterizzano la vita di moltissime persone. Il Java fu inventato dagli ingegneri della SUN Microsystem, recentemente acquistata da Oracle, mentre il C++ (chiamato così, mi raccontava un carissimo amico, perché è la versione “incrementata” di C) fu inventato nel lontano 1983 dai Bell Labs partendo proprio dal linguaggio di basso livello e procedurale chiamato C.

Tornando al tema principale, un confronto diretto tra Java e C++, sebbene sia oggetto di numerose discussioni, è secondo me parzialmente inutile. Chi li ha usati entrambi ha sicuramente una preferenza, ma sa bene che si tratta di due strumenti diversi. A mio parere, confrontare i due linguaggi sarebbe come chiedersi se sia meglio viaggiare in aereo o in treno. Mantenendosi su questo paragone, infatti, è possibile notare come fare esattamente la domanda “Meglio scegliere Java o C++?” è esattamente come chiedere “Meglio il treno o l’aereo?”. Anche chi non capisce nulla di programmazione concorderà che la seconda domanda, priva di ulteriori dettagli non ha senso e, seppure chi abbia viaggiato in aereo e in treno abbia una preferenza, per esempio riguardo i tempi, la comodità, la pulizia, etc, è difficile che per andare da Milano a Bergamo sia meglio prendere l’aereo invece del treno.

Dunque, la scelta tra il Java e il C++ dovrebbe essere fatta sulla base di molte più cose invece che su semplice “simpatia”. Inoltre fare un vero e proprio paragone, anche specifico, non è sempre semplice. Per esempio, è stato dimostrato come le prestazioni effettive dei due linguaggi siano paragonabili solo in maniera relativa e non assoluta. Alcuni tipi di benchmark sono risultati a favore di un linguaggio e altri dell’altro.

Dal momento che quando mi si pone una domanda, se posso provo a rispondere, faccio comunque un breve paragone basato anche sulla mia esperienza:

***

Qual è più facile da apprendere? Per chi inizia completamente da zero, la curva di apprendimento dei due linguaggi è più o meno simile ma con risultati diversi. Molti dicono che il Java sia più semplice da imparare, ma la realtà è che la complessità assoluta della sintassi è pressoché identica (sebbene gli approcci siano leggermente differenti). La differenza principale è che con le stesse competenze di base che si possono acquisire in breve tempo per i due linguaggi, in C++ sarà possibile sviluppare semplici programmi con poca grafica e funzioni relativamente limitate, mentre in Java sarà possibile sviluppare già applicazioni di maggiore effetto (attenzione, maggiore effetto non vuol dire maggiore complessità).

Qual è più potente in termini di prestazioni? Come dicevo prima non esiste una risposta assoluta, ma in generale il C++ risulta più potente in quanto, nascendo da un approccio di più basso livello, fornisce un controllo maggiore sulle applicazioni e dunque una possibilità di ottimizzare il proprio codice in maniera più efficace. Ovviamente se chi programma non è abile nell’ottimizzazione degli algoritmi, rischia comunque di cascare nel baratro dei cicli e delle ricorsioni che magari qualcun altro ha già risolto e ottimizzato. Questa seconda cosa avviene spessissimo in Java, pieno di librerie open source. L’open source è infatti una filosofia alla base del linguaggio Java e questo gli permette di avere molte librerie facili da usare e ben documentate, in giro per la rete. In ogni caso, molto spesso anche il Java offre la possibilità di ottenere ottime prestazioni anche per applicazioni real time.

Qual è più facile da usare? Anche in questo caso non c’è una risposta assoluta. Il Java è sicuramente più semplice da “integrare” viste le numerose librerie disponibili. Tuttavia bisogna “fidarsi” di quello che si trova, oppure decompilare le classi per scoprire cosa si nasconde dietro le operazioni che in java si riducono a una chiamata a un metodo. Il C++ è solo un po’ più macchinoso. Esistono moltissime librerie anche per C++ ma per la sua natura un po’ più chiusa e meno “markettara”, sono spesso povere di documentazione, più complesse da usare oppure, ancor peggio, vendor dependent.

Qual è più facile da portare da un sistema operativo all’altro? La risposta più ovvia che si trova in giro per la rete è Java. Mi sento di contraddire questa risposta. Il più facile da portare è secondo me il C++ perché il codice che viene scritto è compilato sulla base delle istruzioni della macchina su cui girerà per cui a livello di istruzioni di alto livello non cambia quasi nulla (eccezion fatta per la gestione di file e altre risorse del sistema operativo). Il Java è più portabile nel senso che un programma già “compilato” per esempio in un package eseguibile .jar, può senza necessariamente essere ricompilato, essere eseguito su più sistemi operativi. Tuttavia, per programmi veramente complessi, questo è possibile solo pensando BENE durante la fase di implementazione a tutte le possibili criticità di portabilità che possono apparire durante l’esecuzione del programma e alle varie differenti tipologie di gestione delle risorse da parte della JVM (Java Virtual Machine). Rimane vero che un programma C++ compilato per Windows non girerà mai nativamente su Linux.

Qual è il migliore per il WEB e quale per il REALTIME? Java per il WEB e C++ per il REALTIME ma si tratta comunque di due stili di programmazione e di due tecnologie ben distinte, molto più complesse di quello che si può pensare quanto si inizia a programmare e dunque inutili ai fini della risposta alla domanda iniziale in quanto, quando si arriva a programmare a livello enterprise per uno dei due settori citati, si hanno le competenze per rispondersi da soli a questa domanda.

Qual è migliore per l’approccio a oggetti? Entrambi sono orientati agli oggetti ma il Java nasce tale e promuove a livello anche pubblicitario tale approccio. Il C++ rimane sotto molti aspetti, più legato all’approccio procedurale, sebbene abbia tutte le potenzialità per essere “totalmente” a oggetti come il Java.

Qual è più limitante? Dipende dalle competenze. Se si conosce a fondo il C++, non c’è (quasi) nulla che non si possa fare. In Java, difficilmente vedrò un’applicazione in grado, per esempio, di essere richiamata dal tray icon con una pressione dei tasti CTRL+T, oppure difficilmente vedrò un virus o un keylogger interamente scritto in Java.

Prendendo spunto dall’ultima domanda, e prima di passare alle conclusioni, faccio io una domanda che è più una riflessione. Senza essere esperti dell’uno o dell’altro, ma avendo delle competenze di poco superiori alla base in entrambi, cosa vieta di sviluppare velocemente un programma anche complesso in Java e superarne le possibili limitazioni di  prestazioni, interfacce  o risorse, creando delle librerie C++ (magari in più versioni per tutti i SO da mettere in una cartella accessibile al programma Java) e fali comunicare per esempio tramite JNI (Java Native Interface)?

***

In conclusione, la scelta di un linguaggio dipende da molti fattori e secondo me è anche limitante fermarsi a questi due linguaggi. Oggi giorno nel mercato è molto utile conoscere anche piattaforme dipendenti dal “vendor” come il framework “.NET”, richiestissimo da molte aziende. Linguaggi come C# (a mio avviso la versione Microsoft del Java) possono essere semplici come l’uno e potenti come l’altro. Si tratta solo di definire l’obiettivo, poi di scegliere come arrivarci.

Personalmente, a livello puramente accademico, ritengo che sia utilissimo iniziare con un linguaggio procedurale e ancor meglio con la programmazione logica, per esempio con il prolog o con il lisp, per apprendere i fondamenti che stanno alla base della razionalizzazione di un’applicazione. Successivamente un linguaggio come il C o il Pascal potrebbe essere utile per capire a basso livello cosa avviene tra la programmazione e l’esecuzione utente di un programma. E solo alla fine concentrarsi su una tecnologia che si ritiene importante per la propria carriera (o realizzazione personale). Non esiste solo l’approccio a oggetti…

Alcuni utili riferimenti:
Java, C++, Prolog, .NET, JNI, JVM



Autocelebrazione

21 ottobre 2009 - 14:03 by immortal_bard

Oggi faccio il compleanno. Tanti auguri a me… :)

Grazie a tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri.



Breve come un Respiro – Capitolo II°

16 ottobre 2009 - 9:14 by immortal_bard

Io sono un guerriero. Sono nato per combattere. Non uccido per la gloria, non è nella natura degli elfi. La mia arte è nella spada che difende i valori del mio popolo. La mia mente non dimenticherà il sangue che scorre nelle mie vene, e con questo giuramento dono la mia vita e la mia spada alla mia patria, finché la vecchiaia non me lo impedisca o finché la morte non mi prenda. Io sono un guerriero.

***

 Eoghan si distingueva in mezzo alla massa di uomini bardati. Era l’unico che impugnava la sua affilatissima e sottile spada ricurva con la mano destra, e nella sinistra non teneva lo scudo bensì un pugnale a lama larga. Il Forte e la Piccola soleva chiamarli, a dispetto della differenza di dimensioni, perché la lama era capace di insinuarsi in ogni più piccolo spazio scoperto del nemico mentre il pugnale era fondamentale per la sua difesa e proteggeva tutto il suo corpo.
 Il terreno scosceso favoriva leggermente i soldati dell’ovest, più abituati a muoversi sui sentieri rocciosi della costa. I regni di Leerat e Hanturiam si stavano contendendo il controllo di una buona fetta delle terre del nord. Era una guerra che in molti avevano già osato definire infinita.
 L’elfo indossava la veste con il blasone di Leerat sebbene sapesse di non appartenere a quelle terre. La sua lama sfrecciava tra i corpi degli avversari. Erano tutti uomini, compagni e avversari, e la lotta tra loro era feroce.
 A ogni passo, Eoghan roteava le sue lame come fossero delle corde legate ai suoi polsi, leggere ma mortali. Non un solo attacco o parata era inutile. Ciascuno era diretto a parare, recidere e uccidere. Era una danza perfetta. Nascosto nella folla, con l’elmo che copriva le sue orecchie e i suoi tratti selvaggi, Eoghan continuava nel suo sanguinario compito.

 Mentre combatto mi rendo conto di come il popolo degli elfi, un tempo unito sotto la stessa bandiera, capace di considerare ogni bosco, ogni collina, ogni fiume od ogni terra la sua patria, sia stato col tempo lacerato, corrotto, distrutto e dimenticato. C’erano tempi antichi in cui gli uomini, i nani, i folletti e gli gnomi, gli orchi e gli animali, le bestie e gli insetti convivevano in equilibrio. Ma in questa catena perfetta è bastato che un anello, quello debole, quello che più degli altri faceva pietà agli dei forse perché ultimo tentativo di creare una specie perfetta, cercasse di divenire l’anello più forte, e l’equilibrio tanto difeso dagli altri è svanito…

 Il ginocchio destro si piegò, il busto di Eoghan raggiunse quasi il suolo, ma non lo sfiorò neppure. La gamba sinistra rimase tesa e salda per terra. Il movimento repentino sbilanciò i due avversari. La Piccola risalì veloce e micidiale, tenuta alla cieca dall’elfo con un braccio dietro le spalle. L’attacco era stato portato a segno con gli occhi della mente. La punta dell’arma aveva trafitto il gomito dell’uomo che lo minacciava da dietro. Contemporaneamente il Forte aveva scoperto le carni della gamba dell’altro uomo. Tutto parve fermarsi per un istante per i due uomini, che ebbero il tempo di guardarsi in viso, l’uno di fronte all’altro, increduli nel vedere un compagno, lì dove un istante prima c’era un soldato avversario. Il dolore al gomito per uno, alla coscia per l’altro, li immobilizzò. Un attimo dopo i due erano a terra, privi di vita, la gola di uno squarciata dal basso, il cuore dell’altro trafitto con violenza. Eoghan sapeva uccidere come il più feroce degli assassini e non negava ai suoi avversari la conoscenza della sua abilità, ma lo faceva con il cuore stretto in una morsa di sofferenza.
 Il suo sguardo si mosse attraverso il campo di battaglia. C’erano duelli e scontri dietro ogni albero, vicino a radure, e su ogni lato. Si avvicinò al bordo scosceso del colle. Guardo la pianura. Anche più in basso si stava spargendo sangue, inutilmente ai suoi occhi.
 Eoghan scrutò per qualche lunghissimo istante tutto ciò che era attorno a lui. I suoi occhi si soffermarono su di un soldato del regno di Hanturiam. Era diverso dagli altri. Aveva un’armatura leggera e il simbolo del suo regno era quasi nascosto dalla veste. La spada era ancora nel fodero e stava lontano dalla battaglia. Non aveva elmo né cappuccio. Le sue orecchie non erano umane bensì appuntite e sottili come quelle di un elfo. Ogni dubbio svanì quando udì la dolce melodia che solo un musico elfico sapeva produrre. Erano note di battaglia, note che infondevano il coraggio e la forza ai guerrieri, che faceva nascere in loro il valore degli eroi.
 Esiste una legge non scritta, ma dettata dagli dei nei tempi antichi quando scelsero le regole sacre della guerra. Uccidere il musico del nemico, senza una giusta causa, prima della vittoria della battaglia porta sul proprio esercito il disonore e la sfortuna. Ma quello non era un musico comune. Aveva la spada e frapponeva melodie di spada tra le note del suo flauto.
 Eoghan capì subito che erano profondamente diversi. L’elfo di Hanturiam non uccideva i suoi nemici, si limitava a difendersi e a indebolirli, attendendo poi che uno dei soldati si facesse carico di quel duello, quindi riprendeva le sue melodie marziali. Il suo stile di combattimento non era quello dei prescelti di Groomanor, ma la sua musica era inconfondibilmente quella dei boschi sacri degli elfi antichi, figli di Laranye e Allyfain, Portatrice dell’arte.
 Il guerriero capì subito che l’elfo era una pedina fondamentale i soldati del suo gruppo tra le fila dell’esercito di Hanturiam. Provò un misto di felicità e ribrezzo. Vedere un altro elfo lo riempiva di gioia, aveva voglia di abbracciarlo e salutare un fratello, ma vederlo all’opera per conto degli umani lo disgustava.
 Eoghan si avvicinò con passo lento verso il musico. Un guerriero di Hanturiam gli corse velocemente contro, caricandolo e sfidandolo. Non ebbe nemmeno il tempo di sollevare la spada perché l’elfo balzò lateralmente frapponendo lo scudo avversario tra sé e lo sguardo della vittima, sparì dalla sua vista e riapparve alle spalle, il Forte piantato sul fianco del nemico. Proseguì nel suo incedere e giunse a pochi metri dall’elfo. Si fermò. I loro sguardi si incrociarono. Il musico aveva lo sguardo triste. Era un pianto senza lacrime.

…io sono un elfo e nella mia lunga vita provo molte sensazioni che forse gli dei hanno tentato di darmi a loro immagine. So di avere davanti a me quella che un uomo chiamerebbe eternità. Per questo motivo le mie emozioni sono più lunghe ma forse meno intense. Per questo motivo non posso, non riesco e forse mai riuscirò a comprendere la mente degli uomini. Eppure essi in qualche modo mi affascinavano, allo stesso modo di come credo che ancora affascinino gli stessi dei. L’unica cosa che mi rende più simile a loro è la passione che è nata e cresciuta in me per l’arte del combattimento. Per un elfo, combattere è qualcosa di spirituale, che avvicina la mente al corpo e ogni giorno sempre di più agli dei, inseguendo la perfezione. Il combattimento è arte, non è desiderio di potere. Questo è il motivo per cui noi elfi, prescelti per il cammino di Groomanor, Signore delle Battaglie, diventiamo tra i più abili spadaccini a camminare sul mondo. Impugnare una spada è una cosa pericolosa. Ogni combattimento può essere l’ultimo perché la morte di uno piuttosto che l’altro sfidante, per un elfo, è solo il modo per mantenere l’equilibrio naturale delle cose. L’emozione intensa di rischiare la vita è bella e terribile allo stesso tempo. Sapere che potrei essere spezzato repentinamente mi fa sentire quasi come un uomo, eppure sarei felice di morire in battaglia…
 
 «Non sei un musico qualunque». Eoghan tolse l’elmo.
 «Sono un bardo», l’elfo interruppe la sua melodia.
 «Un elfo, in battaglia tra file di uomini. Hai tradito i giuramenti dei nostri popoli?» Eoghan lo provocò.
 «Nessuna legge vieta ai membri del nostro popolo di lottare al fianco di chi è nostro alleato, se ciò contribuisce all’equilibrio naturale delle cose». Rispose sicuro.
 «Dunque Hanturiam sarebbe stata onorata dell’alleanza degli elfi? Non posso credere a ciò». Lo sguardo di Eoghan si fece indignato.
 «Non è così in effetti». Il bardo agganciò il flauto alla cintura e avvicinò la mano alla spada. «Sono l’unico elfo in mezzo a questi uomini».
 «E non sei neppure tra coloro che seguono il cammino di Groomanor». In quelle parole Eoghan pose tutto il ribrezzo che riusciva a provare per un elfo che, pur non essendo un guerriero, combatteva al fianco di uomini sanguinari che combattevano privi di ogni ideale, inseguendo solo il potere. «Perché combatti per loro?»
 «Perché gli uomini possono ancora capire che la vita e la morte non sono i gradini della scala verso la gloria, ma mezzi per l’equilibrio e dunque che non bisogna abusarne». La risposta del bardo gli illuminò leggermente lo sguardo, quasi come inseguisse una speranza.
 «Gli uomini non capiranno mai! Loro sanno solo odiare, non conoscono niente di bello di questo mondo e non sono degni di pronunciare neppure la parola onore». Il tono si fece duro.
 «E tu perché combatti per loro?»
 «Perché il mio giuramento me lo impone. Perché non mi arrenderò mai alla morte con disonore. Perché lotterò finché avrò vita, combatterò con la mia passione e porrò fine a questi spargimenti di sangue», concluse.
 «Dunque anche tu, come me sei costretto a combattere». Il bardo sorrise.
 «Tu non capisci… loro hanno preso… tutto…», Eoghan sentì il cuore palpitargli al solo ricordare la morte e la distruzione che avevano portato gli eserciti umani nella sua casa.
 «Invece io capisco benissimo. Ma in poco più di due anni ho imparato a conoscere gli uomini e ti garantisco che esiste qualcosa per cui vale la pena di lottare affinché anche loro ritrovino il cammino degli Dei».
 Eoghan abbassò lo sguardo. Un fiume di pensieri lo travolse. Attorno a loro la battaglia stava spostandosi più in fondo alla valle. Guardò ancora negli occhi il bardo e nel suo viso vide la luce degli elfi. Non era uno di quelli che chiamava con disprezzo “corrotti”. Era solo un altro elfo, come lui, rapito in un mondo che non gli apparteneva. L’unica differenza tra loro era lo scopo per cui combattevano.
 «Un elfo per parte prolungherà questa battaglia inutilmente. Conosci bene ciò di cui sto parlando. La magia degli elfi darà la forza ai tuoi uomini che comunque cadranno sotto i colpi della mia spada». Eoghan sorrise fissando negli occhi il bardo.
 «L’ho capito l’istante stesso in cui ti ho visto avvicinare».
 «L’equilibrio è una nobile causa. E tu sei un elfo. Io sono Eoghan, dei prescelti di Groomanor. Qual è il tuo nome?»
 «Saifel, dei Boschi di Allyfain. Perché me lo chiedi?»
Eoghan scosse la spada, come volesse invitare l’altro elfo a estrarre la sua. Un sorriso sincero nacque sulla bocca del guerriero.
 «Perché voglio sapere il nome dell’elfo con cui sto per battermi. In questa guerra, per il bene dell’equilibrio, c’è un elfo di troppo».

 …schiavo. Catturato e costretto a combattere e a uccidere per la gloria di un uomo. Così mi hanno ridotto. Ma non dimentico il giuramento della battaglia, non dimentico il cuore di elfo che batte nel mio petto. Odio gli uomini, odio il loro pensare solo al presente, al loro desiderio di potere immenso e immediato, alla loro insaziabile brama di grandezza. Li odio tutti, senza distinzione di sorta. Se soltanto gli uomini vedessero il mondo con gli occhi di un elfo, tutto sarebbe migliore. Non ho la presunzione di pretenderlo, ma l’illusione di sognarlo. Sogno un mondo di elfi.



Super-Intelligenza… artificiale

13 ottobre 2009 - 22:57 by Charlenger

L’Intelligenza Artificiale è una branca dell’ingegneria dell’informazione tra le più vaste e complesse e abbraccia o almeno tocca praticamente tutti i campi dell’informatica. Quando si sente parlare di IA tutti subito pensano al futuro, ad Asimov e ai suoi racconti, ai film che ha ispirato, a mega-computer e super-software come deep-blue, e così via.

L’IA in realtà è anche nelle piccole cose quotidiane e spesso rimane invisibile agli occhi della maggior parte delle persone.
La famosa (o famigerata) super intelligenza artificiale è qualcosa che in molti sognano, temono oppure entrambe le cose. Quanti hanno immaginato un computer capace di pensare, di evolversi e di creare idee, come un cervello umano? In realtà sono molti. Basti pensare a film come Matrix o Terminator, che nella loro geniale originalità non sono neppure dei precursori.
Le questioni etiche che solleva questo ramo sono parecchie e spesso riguardano temi che sembrano lontani anni luce dal mondo odierno. Tuttavia voglio fare alcune riflessioni:

L’intelligenza artificiale è all’origine di tante tecnologie che aiutano l’uomo nelle faccende quotidiane, nel lavoro e nella vita. Ma fin dove ci si può spingere? Forse è facile dire che un sistema in grado di ridare la vista a un cieco, grazie a nanotecnologie e software sofisticatissimi, sia una cosa buona. Lo è meno quando si parla di strumenti che iniziano con il facilitare il lavoro dell’uomo e finiscono con il sostituirlo.

L’intelligenza artificiale produce i suoi maggiori successi spesso grazie a finanziamenti militari. Anche uno dei primi e più famosi elaboratori considerabili come uno “moderno computer” nacque per scopi militari. Sistemi di puntamento, macchine per decifrare i messaggi nemici, sono poi divenute sistemi di guida sicura o di messaggistica privata.

L’intelligenza artificiale ha varie definizioni e varie facce. Per anni si è discusso e mai si smetterà su questioni filosofiche che la riguardano. Eppure mi è sorta una domanda che forse risulterà banale: quanto siamo lontani? I più razionali direbbero lontani, pensando a problemi complessi che sarebbe necessario risolvere prima di poter dichiarare di avere una vera super-intelligenza, come la simulazione della percezione umana, la comprensione del linguaggio naturale, la produzione di informazioni come apprendimento oltre che come dati, e così via.

Eppure, andando indietro, verso la base, verso la definizione di intelligenza. Ho fatto un paragone azzardato, e devo ammettere che essendo io uno di quei razionali che sostiene che una super-intelligenza aritificale sarà sempre diversa dalla mente di un uomo, mi sono trovato un po’ spiazzato:

Esistono delle entità artificiali, che sono in grado di crescere e apprendere, correlare idee e produrre informazioni, risolvere migliaia di problemi in pochi secondi, essere dovunque e per chiunque, capaci di influenzare senza l’aiuto di un uomo, la volontà e l’opinione di un uomo stesso. Hanno alcune considerevoli doti che solo grandi leader della storia hanno avuto, eppure non sono uomini. Ma sono costruiti da uomini. Una di queste è internet. Un esempio è google. Chiaro, non si parla di un concetto di intelligenza artificiale propriamente detto come nelle discussioni filosofiche ed etiche, tuttavia mi ha fatto sollevare il sopracciglio, anche solo immaginare il potere che ha, e le capacità, mi permetto di dire, “intellettive” di questa entità artificiale.

Ma sono solo riflessioni, successive alla consueta lettura serale…

***

Questioni etiche relative all’intelligenza artificiale avanzata

ABSTRACT
Le questioni etiche legate alla possibile futura creazione di macchine con capacità intellettuali generali che sorpassino quelle degli esseri umani, sono diverse dai problemi etici legati agli attuali sistemi di automazione e di informazione. Tali superintelligenze non sarebbero solo un altro sviluppo tecnologico; sarebbero la più importante invenzione mai fatta, e porterebbero ad un progresso esplosivo in tutti i campi scientifici e tecnologici, poiché sarebbero in grado di condurre ricerca [scientifica] con efficienza sovrumana. Nella misura in cui l’etica è un esercizio cognitivo, una superintelligenza potrebbe facilmente superare gli esseri umani anche in termini di qualità del suo pensiero morale. Tuttavia, spetterebbe al progettista della superintelligenza specificarne le motivazioni originali. Da quel momento la superintelligenza potrebbe diventare una forza inarrestabile a causa della sua superiorità intellettuale e delle tecnologie che potrebbe sviluppare. E’ quindi fondamentale che sia dotata di motivazioni benevole verso gli esseri umani. Questo documento esamina alcune delle questioni etiche coinvolte nella creazione della superintelligenza, discute le motivazioni che dovremmo impartire a tale superintelligenza, e introduce alcune considerazioni di costo-beneficio relative alla domanda: sarebbe più opportuno rallentare o accelerare lo sviluppo di macchine superintelligenti?

Fonte:
Nick Bostrom
Università di Oxford
Facoltà di Filosofia
10 Merton Street
Oxford OX1 4JJ
Regno Unito
Email: nick@nickbostrom.com

Articolo originale: http://www.nickbostrom.com/ethics/ai.html
Articolo tradotto a cura di David de Biasi: http://www.estropico.com/id323.htm



Breve come un Respiro – I° Capitolo

9 ottobre 2009 - 7:44 by immortal_bard

Breve come un respiro

 

* Preludio *

 Imprevedibile, avvincente, lunga o breve come un respiro. La storia di ogni essere vivente può tramutarsi nella storia di un grande condottiero, di un avventuriero o semplicemente di chi per amore e per orgoglio lotta contro il male per ottenere una vittoria che silenziosa in una piccola città, lontana dalle orecchie del mondo, risuonerà come la più grande delle battaglie. Sono queste le rare occasioni dove coloro che impugnano una spada destinata a grandi gesta, si trovano mischiati con ciò che prima consideravano inferiore. Sono questi i momenti in cui l’impossibile diviene possibile e anche il cuore più temerario comincia a battere per l’emozione.
 Io sono solo un bardo e mi sono trovato in un luogo e in un tempo dove mai avrei pensato di trovarmi. Ho incontrato un amico e una terra nuova e ora, guardando l’orizzonte so che potrei perdere di nuovo tutto.
 La battaglia sta per cominciare. Molto sangue scorrerà e molte ferite si apriranno. Ma saranno ferite che potranno guarire. Altre, come quelle del cuore, hanno bisogno di tanto tempo per rimarginarsi e forse non lo fanno mai del tutto. E adesso guardo il mio amico, mentre affronta una dura battaglia, prima dello scontro che ci aspetta entrambi. Anche lui, come me, rischia di perdere tutto ma per il suo eroismo e per il suo valore, io canterò le sue gesta e lo renderò immortale. Il tempo si ricorderà di noi.

***

 Le gocce di pioggia scivolavano lente sulle sue guance. Unite al freddo soffio del vento erano sottili e taglienti come spine di una rosa, ma fatte d’acqua, gelida e invernale.
La battaglia era finita, una di una lunga guerra. Era solo un momento di tregua, un attimo, un respiro immerso in un’apnea che pareva eterna. La spada era ormai nel fodero, il mantello era poggiato sulle spalle e non su piastre metalliche.
Alzando la mano si portò le dita all’orecchio destro. L’affusolata punta d’elfo sovrastava una cicatrice, segno che gli ricordava quanto duro potesse essere ogni combattimento. Si sfiorò la pelle bagnata mentre la pioggia continuava a tormentarlo.
Fissava la porta di legno di quella piccola casa. Sapeva che all’interno sarebbe stato accolto a braccia aperte. Sapeva che lei lo avrebbe ascoltato, gli avrebbe parlato e sussurrato melodia. Ma sapeva anche che la distanza sarebbe stata grande. Che avesse vissuto tutta la vita elfica o che il suo corpo fosse stato spezzato in battaglia, non sarebbero mai stati vicini. Era una donna.

Leggera disegni solchi sul mio viso
e nascondi di me lacrime insensate
che desidero un sorriso solo e puro
come il bacio della luna nella notte…

 La mano tremante sfiorava la maniglia bagnata di quella porta che mai avrebbe pensato di poter varcare. Un brivido corse lungo la sua schiena. Non era stato il freddo. Chiuse gli occhi.
Gli sguardi si incrociarono e si persero l’uno nell’altro. Erano poche le parole che avrebbero potuto avere un senso in quegli istanti. Bagnati non più di pioggia i corpi scivolavano l’uno sull’altro. Le labbra correvano sulle morbide grazie che profumate di passione, in lei si contorcevano a ogni sua carezza. Abbracciati, i corpi stretti, i loro volti si fronteggiavano come in una contesa. Labbra su labbra la carne premeva sul cuore, e il cuore sulla mente. Non era solo istinto bensì l’istante di un fuoco che brucia intenso. Desiderio realizzato di un momento eterno, legame indissolubile. Le dita sfiorarono la schiena liscia di lei. Ebbe un brivido e strinse le spalle ancora rigide. Seduta sul corpo dell’elfo si lasciò andare a movimenti sinuosi, mentre le mani massaggiavano la schiena e la lingua disegnava passione sul suo collo.

Bacio, a te anelo, su valli sperdute
di un sentimento ancora prematuro.
Bruciano ferite di parole confessate
di un amore non detto e improvviso…

 La mano si allontanò lenta dalla maniglia. Riaprì gli occhi. Gocce pesanti di pioggia gli ricordavano quanto il tempo corresse veloce. Non avrebbe riaperto ferite passate, non avrebbe lasciato che la tristezza prendesse il sopravvento. Non era pronto per affrontarlo. Aveva tempo, ma ella no. Era una donna. Si stupì ancora di quanto intense potessero essere le emozioni di una semplice donna. Si stupì ancora nel sentire la viva persistenza di quelle stesse emozioni che un’umana gli aveva potuto dare. Non avrebbe macchiato il colore di un ricordo, breve, intenso ed eterno. In quell’istante i loro cuori si sfiorarono. Sorrise e si allontanò dalla porta, verso le sue infinite battaglie. Lento e silenzioso.

Breve, come un soffio in un Respiro
Preziosa, di passione dolce sposa
E t’amerò come fosse follia
Come fossi mia.

***

 L’animo oscuro, la tristezza o la mancanza di uno scopo possono essere il peggiore dei nemici in battaglia. Egli torna al mio fianco, forse sconfitto. Dall’alto delle mura osserviamo la valle. E per la prima volta, da quando sono qui, tremo.
 L’elfo si avvolse nel mantello scuro e spesso. Le gocce di pioggia continuavano a picchettare su di lui. Indossò i guanti corazzati e il cuoio strinse l’elsa della spada. Le armi nemiche avevano già sparso il loro metallico odore. Il suo sguardo si appoggiò su quello dell’amico e trovò nuova forza. Dopo tutto quello che avevano compiuto, si resero conto di avere una battaglia da vincere.



Scottante Hotmail

6 ottobre 2009 - 9:04 by Charlenger

Da poco la BBC ha diffuso una notizia che sta facendo il giro del web in brevissimo. Hotmail, il celebre servizio e-mail di Microsoft è stato violato da una serie di cracker che hanno pubblicato online indirizzi, password e messaggi di utenti. La prima pubblicazione pare riguardasse le lettere dalla A alla B e comprendesse migliaia di indirizzi. Ciò lascia intendere che sono davvero tanti gli account violati. Nonostante Microsoft abbia confermato l’attacco, si pensa che una delle più probabili cause possa essere stata l’ingenuità degli utenti stessi, caduti in attacchi di phishing, virus diffusi attraverso msn e servizi fraudolenti.

Personalmente non mi voglio soffermare sull’attacco a Microsoft, c’è già fin troppa gente che ne parla. Tuttavia mi voglio soffermare su quanto il buon senso sia alla base della nostra sicurezza.

In effetti, non credo che in molti attraverserebbero un’autostrada trafficata con vetture che sfrecciano oltre 100 Km/h. Il problema in rete è che per molti utenti non sempre è facile distinguere ciò che è pericoloso da ciò che non lo è. Gli attacchi più comuni a cui siamo soggetti navigando la posta o utilizzando il messenger, sono sempre gli stessi che assumono forme diverse. Ecco un elenco delle cose da evitare quando si naviga su msn:

1. Non dare la propria password a nessuno, nemmeno se si tratta di un contatto, o se proprio si deve, almeno accertarsi che la persona a cui la stiamo dando (non so… il fratello perché si ha urgenza che guardi la nostra mail), sia effettivamente chi dice di essere e sia una persona privata.

2. Non dare per scontato che il proprio account sia responsabile solo della propria sicurezza. In molti si convincono che, dal momento che il loro account è usato solo per la “spazzatura” e per chattare, allora non c’è niente da proteggere. Sbagliato! Gli stessi indirizzi e-mail dei vostri contatti sono già un bene abbastanza prezioso da proteggere.

3. Non registrarsi a servizi che chiedono di immettere credenziali. Su msn ci sono tanti di quei servizi che ormai sono repository di migliaia (e chissà magari anche di quelle dell’attacco a Microsoft) nomi utente e password come “incontra i tuoi amici”, “scopri chi ti ha bloccato”, “entra gratuitamente nella posta del vicino” e così via… servizi per chi si crede furbo e invece è più ingenuo delle sue stesse vittime.

4. Tenersi aggiornati. Nessun software è perfetto, nemmeno Linux, per cui bisogna sempre tenere aggiornati i software che si utilizzano, soprattutto se operano online, dove le vulnerabilità sono esposte a un numero maggiore di rischi.

5. Informarsi, informarsi, informarsi… non credete a tutto quello che arriva per posta, siate sospettosi quando arriva qualcosa di troppo bello, troppo brutto, o semplicemente strano. Il phishing è sempre dietro l’angolo e ormai tra i vari Google, Bing, Yahoo e compagnia bella bastano pochissime keyword per scoprire se la catena di sant’Antonio che chiede una donazione è una bufala oppure no, o se la lotteria che avete vinto e che vi chiede solo di fare il “login” esiste o è un attacco.

Infine, sempre per la sicurezza, una delle cose più importanti per proteggere i propri servizi online, come hotmail ma qualunque servizio di posta o che abbia credenziali, è scegliere delle password efficaci. Infatti è inutile preoccuparsi che un cracker possa entrare nel nostro pc sfruttando l’ultima vulnerabilità scoperta, mediante supersofisticate tecniche da spionaggio industriale, quando abbiamo una password che è 12345678.
Anche per scegliere le password c’è una sola regola da rispettare: utilizzare un metodo e non solo la memoria.
Una password difficile da violare si può scegliere seguendo pochi criteri di base che sono:

1. Usare almeno 8 caratteri

2. Usare lettere maiuscole e minuscole insieme

3. Usare numeri

4. Usare caratteri speciali come “? . _” laddove permessi

Chiaramente ricordare una password così costruita non è sempre facilissimo, ma esistono delle tecniche che ciascuno può personalizzarsi in modo tale da ricordarsi tutte le password e, chissà, magari riuscire a usare una password diversa per ogni servizio internet. Alcuni esempi? Provate a scegliere il nome del vostro animale… troppo facile vero? Beh aggiungiamo un trattino basso alla fine e leghiamogli un’altra cosa, per esempio la sua razza… ancora troppo facile, mmh? Beh mettiamo le maiuscole ma alla fine di ciascuna parola, non all’inizio… e poi… sostituiamo qualche lettera con i numeri leet… a me è venuto questo: f1dO_c4nE… probabilmente è più robusta di molte password che si vedono in giro.

Di seguito l’articolo che ha ispirato il mio post:

Hotmail hole exposes e-mails
Flaw exploits system used for messages
By BBC News Online’s Alfred Hermida

Hackers have exposed a security flaw which allows you to read other people’s e-mails in Hotmail.
Details of how to read other people’s messages have been posted on a website run by a group called Root Core and it has quickly spread to other sites and newsgroups.
If you’re feeling paranoid, get your messages offline
 
Graham Cluley, Sophos 
“This is a serious vulnerability with Hotmail,” said Graham Cluley, senior technology consultant at the anti-virus firm Sophos.
But the process is cumbersome and involves some guesswork, limiting the threat to privacy.
“The good news is that the average person in the street doesn’t need to worry, as they would have to be specifically targeted,” said Mr Cluley.
“But if you’re feeling paranoid, get your messages offline,” he added.

Messages exposed
Hotmail is one of the world’s most popular web-based e-mail services, with Microsoft saying it has more than 110 million active accounts.
“Hotmail has been notified so it might not work for much longer but it works as of right now,” says a message on the hackers’ website.
There is the potential for some serious damage
 
Craig Whitney, Internet Security Systems 
The flaw only allows you to read specific messages. You cannot get access to the inbox or other parts of the e-mail account and you first need to log in to Hotmail using your own account.
“There is the potential for some serious damage,” said Craig Whitney, sales manager for Europe and the Middle East at the Managed Security Services division of Internet Security Systems.
The flaw exploits the way Hotmail organises messages. Every e-mail has a consistent format and the same number of digits.
To gain access to the e-mails, you need to know a person’s username and guess the number of a message.

Limited impact
To get round this long process, Root Core have devised a scanning programme that tries about one message number per second.
Mr Whitney said various factors could limit the impact of the security flaw.
He said you would need a fast internet connection to run the scanning programme and know how often someone looked at their Hotmail account.
Additionally there would be a clear trail back to the original Hotmail account used to hack another person’s e-mails.
“It raises the question of e-mail as a secure way to communicate,” said Mr Whitney, comparing it to sending a letter in a transparent envelope.

Microsoft targeted
Microsoft has taken the brunt of criticism for security flaws exposed over the internet.
Hackers have targeted its server software, Windows operating system, Outlook e-mail program, Internet Explorer browser, instant messaging software and Hotmail.
“The problem is that Hotmail is probably the most popular web-based e-mail service, so hackers are drawn to target it,” said Mr Cluley.
“It’s not necessarily that Microsoft software has more holes, but that more people are targeting their software as there is more of it.”
Root Core describes itself as a group which focuses on “information sharing not causing havoc.”

Fonte: BBC



New JOProject

3 ottobre 2009 - 16:30 by Charlenger

La nuova versione di JOProject è online. Come potete vedere la struttura del sito è cambiata sostanzialmente. Dal momento che è difficile avviare un’intera community su argomenti già ampiamente discussi, e fare in modo che supporti dei progetti open source, ho deciso che questo sito da oggi sarà il mio sito personale di cui una sezione, il forum, sarà dedicato alla collaborazione internazionale e agli obiettivi della vecchia versione del sito.

Riassumendo, da oggi saranno accessibili le sezioni “Fotografia” dove pubblicherò tutti i miei scatti, “Racconti” dove troverete i racconti pubblicati e in via di scrittura, “Progetti” dove saranno pubblicati i progetti Open Source, e la sezione “Internazionale” o “Forum” che è la vecchia versione del sito dove ciascuno può registrarsi e continuare a contribuire come in precedenza. Per dare un po’ di corpo al blog sono già stati spostati dai miei vecchi blog, tutti i racconti completi e qualche altro post.

Infine, la homepage sarà il mio blog dove pubblicherò articoli di informatica, racconti, argomenti di carattere generale, e dove alcuni collaboratori potrebbero unirsi per parlare di Open Source, Free Software, Dungeons & Dragons e tanti altri argomenti.

Non mi resta che augurarvi buona lettura!

***

The new version of JOProject is online. As you can see, the site’s structure has been changed. I decided to switch this site to my personal site that will include the community as a sub-section. It is hard to start a good community on such discussed arguments, and it is even more difficult to make it support Open Source projects. Anyway, this site will be my personal Blog and will include my PhotoAlbum, my italian fantasy stories, either published and work-in-progress, but overall, the international site will remain online as a stand-alone section that is the “Forum”. There it is still possible to contribute like in the older version of the site.

Eventually, my homepage will be the place where I will write about computer science, stories, general arguments and so on and in that Blog, it will be possible to become a collaborator as a writer. Topics will be Open Source, Free Software, Dungeons & Dragons and other role playing games, and many others.

There is nothing left to say but Enjoy!

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Carlo aka Charlenger