Eoghan fremeva ma anche Saifel era nervoso. Entrambi aspettavano la fine del giorno per andare al tempio. Il bardo non sapeva ancora nulla di cosa avesse in mente Eoghan, sia perché non avevano avuto molto tempo per parlarne sia perché il guerriero continuava a ripetergli che non avrebbe potuto dirgli nulla di più di ciò che aveva già spiegato e che tutto il resto lo avrebbe saputo da Karina.
In fila alle paghe Eoghan si mise davanti a Saifel. Ricevuta la paga sentì qualcuno afferrargli il braccio. Era proprio il compagno elfo.
«Non correrei via stavolta». Saifel fissò Eoghan. Tod attirò nervosamente l’attenzione dell’elfo con un colpo di tosse. Il bardo si voltò e chiedendo scusa riscosse la sua paga.
I due elfi si avviarono verso il tempio con passo spedito. Eoghan ebbe un brivido quando poggiò il suo piede sulla soglia, temendo di non vedere Karina. I suoi occhi corsero rapidi attraverso le panche e videro vicino all’altare Padre Marion che con un sorriso divertito stava parlando con Karina. Sospirò.
«Karina», Eoghan si avvicinò cautamente. La donna si voltò e sorrise. Il sacerdote si allontanò accennando un gesto di cortese congedo.
«Quando sono entrato ho temuto che…»
«No», la donna fermò immediatamente Eoghan.
«Voi due dovete parlare», Eoghan sorrise alla donna e si fece da parte, avvicinandosi al sacerdote. Sia Saifel che Karina sentirono un po’ di imbarazzo. Si erano visti spesso ma non si erano mai parlati se non per salutarsi rapidamente mentre si incrociavano al tempio.
«Eoghan…» entrambi iniziarono a parlare. Saifel sorrise e le fece un cenno.
«Eoghan mi ha detto che può aiutarmi a fare una cosa molto importante. Suppongo che sia tu a poterci aiutare, giusto?»
«Credo che la cosa sia reciproca, a quanto mi ha spiegato». Saifel replicò con tono basso, quasi non si volesse far sentire neppure da padre Marion. L’imbarazzo tornò a dominare la situazione quando l’uno rimase in attesa che l’altra iniziasse a spiegare e viceversa.
«Eoghan mi ha detto che tu stai cercando di rovesciare Ibraham dal suo trono e dall’illecito potere che ha acquisito». Il bardo decise di rompere il ghiaccio. Karina sembrò subito più tranquilla.
«Si, e a me ha detto che mi avrebbe aiutato», abbassò lo sguardo. «Da sola non potrei farcela».
«Io lavoro ormai in miniera da diverso tempo e ho potuto vedere come vive la gente di Raerem. So che hanno bisogno di qualcuno che gli apra gli occhi e che li convinca a protestare contro Ibraham e il suo potere, ma non c’è nessuno che accetti la situazione o voglia unirsi a me in questa causa. Sembra che abbiano delle bende davanti agli occhi e non si rendano conto della gravità della situazione».
«Questo è vero, anche io l’ho notato». Karina annuì. «Tuttavia io ho prove del fatto che Ibraham non solo ha reso tutti questi cittadini dei fedeli sudditi che lavorano solo per lui, ma vuole anche approfittare del suo potere per ottenerne ancora di più al termine della guerra, sposandosi al vincitore e guadagnando quanto più possibile dalla guerra stessa». Karina iniziò a spiegare.
«Contrabbando di armi?»
«Si, come lo sai?»
«In miniera non tutti stanno in un angolo a lavorare senza farsi domande». Saifel accennò un sorriso.
«Ibraham vende armi a entrambi gli schieramenti, rifornendo le legioni maggiormente in difficoltà con i mezzi migliori e i prezzi più bassi. Non si può dire che controlli la guerra ma ha un’influenza notevole su di essa. Tutto il denaro di questo commercio nero ovviamente entra nelle sue tasche. Sono in pochi a palazzo a sapere questo, ma con i giusti modi e i giusti agganci sono riuscita a venirne a conoscenza». La contessa di Leerat fece una pausa, ma quando vide che Saifel attendeva ancora altri dettagli continuò.
«C’è di più. Ho le prove che Ibraham voglia chiedere in sposa una contessa sia di Hanturiam che di Leerat, e allo stesso modo abbia promesso il regno di Raerem al comandante dell’esercito che vincerà. Insomma vuole assicurarsi un futuro in ricchezza e ancora maggior potere al termine della guerra».
«Ignobile», Saifel non trovò altre parole. Immaginava che ci fossero degli affari marci a Raerem ma non poteva neppure sognarsi quello che gli stava raccontando la donna.
«E cosa possiamo fare insieme?»
«Io non posso andare più avanti di così. Se anche soltanto mi permettessi di accusare Ibraham, pur avendo prove tangibili ma senza un adeguato supporto, potrei essere bandita dal mio regno, arrestata e non so cos’altro».
«E io ho bisogno che la gente apra gli occhi». Un profondo silenzio di riflessione scese tra i due e lasciò che la voce di padre Marion invadesse il tempio.
«Ho un’idea». Saifel si illuminò. «Hai detto di avere delle prove di quello che è successo e di avere bisogno di supporto. Quello del popolo sarebbe sufficiente?»
«Immagino di si», Karina rispose titubante.
«Organizzeremo uno spettacolo in piazza, posso contare sull’appoggio di un’artista e della sua compagnia. Racconteremo tutta la verità attraverso poesie e recite e quando l’attenzione di tutti sarà al massimo porteremo alla vista le prove e tu potrai essere testimone e muovere ufficialmente le tue accuse contro Ibraham». Il bardo cominciava già a immaginarsi lo spettacolo mentre proponeva l’idea.
Karina rimase perplessa un attimo, poi anche lei si illuminò. «Farlo adesso sarebbe da stolti e potremmo perdere il supporto del popolo prima che si renda utile». Il bardo perse per un attimo il sorriso.
«Parlerò io con Ibraham e lo organizzeremo la prossima decade, quando gli ambasciatori di Hanturiam e Leerat arriveranno qui per il rinnovo di primavera del patto di non belligeranza». Al termine della frase della donna Saifel sentì l’eccitazione risalirgli lungo la schiena.
«Gli ambasciatori?» Il bardo sembrò preoccupato. «Questo significa che…» si interruppe. Karina lo guardò cercando di capire cosa lo turbasse. Saifel guardò indietro verso Eoghan, ancora intento a parlare con il sacerdote.
«Non avremo altro tempo dopo la visita degli ambasciatori. La neve che occlude i passaggi è ormai quasi sciolta e le vie sono praticabili. Quando arriveranno noi verremo giudicati e al loro ritorno gli ambasciatori manderanno qualcuno dei nostri regni a prenderci». Saifel abbassò lo sguardo, ma solo per un attimo. «Non dobbiamo perdere tempo. Ti prego, mostrami le prove di cui parlavi».
Karina estrasse da una tasca dei fogli di carta. «Li terrò io. Li porterò allo spettacolo».
Saifel rimase allibito. Erano due lettere, una indirizzata a una contessa di Hanturiam, con tanto di proposta di matrimonio e di quanto le avrebbe portato in dono, l’altra era identica ma indirizzata alla stessa Karina. Entrambe le lettere erano accartocciate ma soltanto quella diretta ad Hanturiam aveva il sigillo di Ibraham. L’ultimo pezzo di carta era invece una lettera di ringraziamento del comandante di una delle unità del regno di Hanturiam, per le ottime armi arrivate con anticipo e a un ottimo prezzo. Karina arrotolò immediatamente le lettere dopo averle fatte leggere a Saifel, e le conservò.
«Come le hai avute?»
«Un amico me le ha procurate direttamente dalle stanze di Ibraham».
«Ma la lettera rivolta a te non ha prove, come farai a dimostrare tutto?»
«Il regno di Leerat ha un simbolo. Una rosa nera che non muore mai. Ibraham dovrà donarla solo alla donna che intenderà sposare affinché ella la dia al primogenito come segno di passaggio del regno». Karina parlò con tono grave. «Non sarà facile ma confido nella persona che conosce i corridoi del palazzo meglio di chiunque altro».
«Dunque durante la visita degli ambasciatori, dopo la firma del rinnovo del patto, faremo lo spettacolo e tutto il possibile per alimentare la sommossa, tu testimonierai e accuserai pubblicamente Ibraham e gli ambasciatori sapranno la verità». Saifel concluse.
«E il popolo di Raerem sarà ancora protetto dalla guerra ma libero di scegliersi un governo che gli dia la libertà e la dignità di una vita normale». Karina completò a sua volta le parole del bardo.
«Sono molto contento che Eoghan ci abbia fatto incontrare. Confesso che non me lo sarei mai aspettato». Saifel sorrise guardando indietro verso Eoghan.
«Neppure io», Karina sembrò allontanare un pizzico di tristezza, come se avesse pensato a un momento particolarmente poco piacevole.
«Bene, non perdiamo altro tempo. Mi metterò subito a lavoro non appena arrivo in locanda». Saifel smorzò il disagio della donna e la incitò a pensare a ciò che dovevano preparare. «Ci vedremo di nuovo qui, domani e ancora dopo domani per organizzare tutto, va bene?»
«Si», annuì con sicurezza e con il sorriso. Saifel si fece da parte. Ormai la conversazione era finita e aveva intuito che la donna volesse salutare Eoghan e il sacerdote.
Karina si avvicinò al guerriero e gli poggiò una mano sulla spalla. Eoghan smise di parlare con il sacerdote e la guardò incapace di dire nulla. Il suo sguardo era incomprensibile. Si alzò sulle punte e lo baciò sulla guancia.
«Grazie. A domani, qui al tempio». La donna prese congedo.
Eoghan rimase immobile a fissarla mentre usciva dal tempio. Dopo qualche istante volse il suo sguardo verso Saifel, che nel frattempo si era avvicinato, e non disse nulla ma si limitò a notare il sorriso soddisfatto del bardo.
«Ora inizia lo spettacolo».
Breve come un Respiro – Capitolo XVIII°
28 febbraio 2010 - 7:52 by immortal_bard
SMS da web – Skype e la sua libreria JAVA
23 febbraio 2010 - 7:32 by Charlenger
Molto spesso c’è chi cerca di inviare sms da web, sia perché vuole nascondere la sua identità, sia per questioni molto semplici di praticità. Purtroppo (io direi per fortuna) i servizi che permettono di fare ciò sono pochi… quanto meno quelli che permettono di farlo per scopi illegali. Esistono però vari modi per inviare SMS “pseudo-anonimi” da web. La cosa non è sempre gratuita anche perché è giusto pagare per un servizio ricevuto.
Recentemente mi sono soffermato sulla libreria di Skype per java che consente di inviare SMS con la propria applicazione dal proprio PC usando le tariffe di skype. In realtà questa funzionalità è quasi inutile per l’utente finale, tuttavia fa notare come sia possibile inviare sms da un account skype che potrebbe contenere dati falsi o un nickname non riconoscibile dal destinatario.
Inviando un sms da Skype, infatti, il destinario riceverebbe soltanto il messaggio come inviato da “nickname” dove nickname è il nome del profilo usato. Fortunatamente, per acquistare credito skype è necessario effettuare una transazione identificata di denaro per cui, in caso di reati, il mittente potrebbe essere identificato dalle autorità in maniera relativamente facile.
Tornando all’utilità di questa libreria per Java, scopriamo che diventa utile se si vuole creare qualche sorta di integrazione e automatizzazione tra applicazioni che devono inviare notifiche SMS e skype. Ecco un piccolissimo esempio di quanto sia semplice mandare un sms con Skype e Java:
package org.skype.sms;
import com.skype.Profile;
import com.skype.Skype;
import java.util.Vector;
public class SkypeSMS {
public static void main(String… args) {
new SkypeSMS(args);
}
public SkypeSMS(String… args) {
Vector<String> numbersVec = new Vector<String>();
String message = “”;
for (int i = 0; i < args.length; i++) {
if (args[i].equals(”-m”)) {
message = args[i + 1];
} else if (args[i].equals(”-n”)) {
i++;
while (i < args.length) {
numbersVec.add(args[i]);
i++;
}
}
}
if (numbersVec.size() > 0 && message.length() > 0) {
try {
System.out.println(”Sending SMS”);
Profile p = Skype.getProfile();
System.out.println(”Sending message from profile: ” + p.getFullName());
for (String num : numbersVec) {
System.out.println(”Selected: ” + num);
Skype.sendSMS(num, message);
}
} catch (Exception e) {
e.printStackTrace();
}
}
}
}
Ovviamente affinché questa libreria funzioni, è necessario inserire le librerie native per il sistema operativo (sono disponibili per i vari Mac, Linux e Windows) usando l’opzione -Djava.library.path=”lib” dove lib è la cartella dentro cui risiede la libreria nativa swt-win32-3232.dll, ma soprattutto deve essere attiva una istanza di skype con un profilo utente con credito attivo.
Breve come un Respiro – Capitolo XVII°
18 febbraio 2010 - 18:52 by immortal_bard
La sera sembrò farsi aspettare. Il continuo pensiero che assillava la mente di Eoghan pareva rallentare il tempo. Sentì il dolore alle dita che stringevano il piccone farsi più acuto. Alzò lo sguardo e lo diresse verso Saifel. Il bardo era immerso nel lavoro come se volesse far passare la giornata il più in fretta possibile. Gocce di sudore gli colavano dalla fronte a dispetto dell’aria gelida che penetrava nei cunicoli della miniera.
«Il giorno non corre più in fretta se ti affanni tanto»
«Ma se non lo faccio sembrerà addirittura il contrario». Il bardo replicò come se avesse letto i pensieri del guerriero al suo fianco.
Come se l’avessero spronato, il suono della campana che segnava il termine dell’ora di lavoro e la chiamata alle paghe, rimbombò seguito dai sospiri affaticati e alleggeriti dei minatori.
«Spero che tu abbia ragione». Saifel si avvicinò a Eoghan.
«Su cosa?»
«Riguardo stasera». Il bardo smise la veste da lavoro e la arrotolò, mettendosi in fila come ogni sera.
«Non lo so, ma lo spero».
Saifel rimase un po’ perplesso da quell’affermazione. Cominciò a pensare a chi potesse essere la persona di cui Eoghan gli aveva accennato e di cui non aveva voluto chiedere fino a quel momento. Quasi meccanicamente riscosse il suo salario e iniziò a dirigersi verso il tempio. Dopo pochi passi si scosse e si voltò indietro cercando Eoghan.
«Scusami, stavo già andando verso il tempio… dove siamo diretti?»
Nell’istante stesso in cui il bardo stava concludendo la domanda si rese conto di chi potesse essere la persona. Eoghan accennò un sorriso e annuì. «Andiamo al tempio».
I due elfi attraversarono la soglia. Il tempio era silenzioso. Lo sguardo di Eoghan corse veloce da un lato all’altro ma Karina non c’era. Saifel attese qualche istante, poi andò verso il sacerdote. Il guerriero osservò il bardo parlare con l’anziano. Dopo qualche minuto lo vide tornare indietro un po’ preoccupato.
«Dice che oggi è venuta presto. Era turbata e…» Saifel si interruppe. Eoghan lo guardò come se volesse strappargli le parole di bocca ma al tempo stesso non volesse sentire ciò che si aspettava.
«Partirà domani». Il bardo concluse la frase.
Eoghan si sentì spezzato. Un brivido gli percorse la schiena e la saliva gli sembrò un sasso mentre deglutiva. Il suo sguardo rimase fisso nel vuoto e gli passò davanti l’immagine delle passeggiate con lei, dei suoi sorrisi e infine del suo sguardo, bello come la prima volta che lo aveva incrociato.
Senza dire una parola, l’elfo balzò fuori sulla strada e si mise a correre. Saifel cercò di inseguirlo e lo chiamò ma senza successo. Eoghan ignorò i fiocchi di neve che ancora, nonostante l’inverno fosse finito, continuavano a cadere sulla terra di Raerem. Giunse davanti al palazzo reale e vide la finestra della stanza di Karina, all’ultimo piano di una torre non troppo alta, dalla quale più volte la donna lo aveva salutato. Senza indugiare troppo, Eoghan si guardò attorno per accertarsi che non ci fossero soldati nei paraggi, quindi si lanciò all’arrampicata. Era una scalata molto dura ma sentiva di dovercela fare. Il ghiaccio rendeva la parete ancora più scivolosa. Aveva raggiunto quasi la metà dell’altezza quando una voce smorzata dal vento lo distrasse. E cadde.
***
«Ma cosa ti è saltato in mente?»
Eoghan riprese lentamente i sensi. La vista leggermente appannata e il buio non gli permettevano di distinguere i dettagli. Quando riuscì a mettere a fuoco rimase sorpreso.
«Potevi farti veramente male… se non ci fosse stata la neve…»
«La neve non è poi così morbida come sembra». L’elfo sorrise mentre cercava di alzarsi da terra, aiutato dalle braccia di Karina, avvolta in un mantello nero.
Non appena si mise in piedi, i due si spostarono dietro le mura del castello, nascosti nel buio.
«Allora? Perché l’hai fatto?»
«Sono andato al tempio… e tu non c’eri…» Eoghan abbassò lo sguardo. Sentì il cuore sbalzargli fuori dal petto. Erano sensazioni che non aveva mai provato ma avevano qualcosa in comune con ciò che aveva provato durante il suo giuramento a Groomanor, eppure non avrebbe saputo come descriverle.
«Saifel ha parlato con padre Marion… gli ha detto che saresti partita e io non potevo…»
«Non potevi?» Karina assunse un tono serio ma quasi indecifrabile.
«Non potevo lasciarti andare via così».
Attimi di silenzio invasero l’ombra dove i due si stavano nascondendo. Eoghan inspirò profondamente e sperò di non spezzare quel momento con quello che stava per dirle.
«Io posso aiutarti a portare avanti ciò che stai facendo… se me lo permetterai». Le parole del guerriero suonarono a metà tra una supplica e una nobile richiesta.
«Si, lo voglio». Karina parlò dopo qualche attimo di esitazione. Eoghan colse quanto di più ci fosse in quelle parole e sentì il brivido di freddo farsi quasi una fiamma rovente. Non sentì più il ghiaccio che gli bagnava la schiena e si avvicinò alla donna. Ella non si tirò indietro.
Karina chiuse gli occhi mentre le sue mani incontravano quelle di Eoghan. L’elfo la sfiorò e si avvicinò a lei. Le loro labbra si socchiusero e si avvicinarono lentamente.
«Da questa parte. Provenivano da lì i rumori». I due aprirono gli occhi e tornarono alla realtà. Karina spronò Eoghan a fuggire.
«Vai via»
«Domani al tempio», sussurrò l’elfo.
Karina annuì, e mentre Eoghan spariva nelle ombre, si preparò a rispondere alle guardie che ormai erano abituate a trovarla nelle situazioni meno convenzionali. E la tenda della sua stanza si mosse, coprendo gli occhi di un osservatore curioso.
Vacanze – Oporto (Portogallo)
16 febbraio 2010 - 8:24 by Charlenger
Dopo quasi un anno dall’ultimo weekend in giro per l’Europa, la mia ragazza e io abbiamo deciso di andare per San Valentino a Oporto. Non essendo mai stati in Portogallo la cosa è per noi particolarmente interessante, se non fosse che la vacanza inizia nel più “rocambolesco” dei modi. Forse per il lungo tempo trascorso senza organizzare viaggi, arriviamo in ritardissimo al parcheggio che avevamo prenotato. La prima brutta sorpresa è che quello indicato dal disegno è solo un deposito e il parcheggio è più avanti e dobbiamo aspettare la navetta. Il tizio del parcheggio ci dice che dobbiamo fare un car wallet che costa circa 20 euro ma ci porta subito in aeroporto. Nel frattempo sono già le 7 e 15 e il nostro volo parte alle 8… e non siamo ancora in aeroporto. Fortunatamente, tra un tentativo e l’altro di capire cosa fare, veniamo reindirizzati presso la concorrenza. Andiamo di fretta e arriviamo al parcheggio. Check-in lampo per la macchina paghiamo e il tizio della navetta ci porta subito in aeroporto. Sono le 7 e 45 e siamo appena entrati in aeroporto. Corriamo verso il gate (per fortuna avevamo fatto il check-in online) e… ancora non avevano neppure iniziato l’imbarco. Dopo la grande corsa almeno sospiriamo per non aver perso il volo.
Arrivati a Oporto dove c’è un’ora di differenza di fuso orario, ci dirigiamo subito verso la metropolitana che con la linea E porta direttamente dall’aeroporto fino a Trinidade, stazione di interfacciamento con tutte le altre linee. Noi abbiamo un hotel poco lontano dal centro. Notiamo subito che la lingua come la cultura sono molto particolari e ben diverse da quello che uno potrebbe aspettarsi da un popolo tanto vicino alla Spagna. Arriviamo alla fermata Trinidade e prendiamo la linea D in direzione Ospedale San Giovanni (Hospital Sao Joao o qualcosa del genere) per poi scendere al Polo Universitario. Lì incontriamo una coppia di spagnoli che cerca il nostro stesso hotel. Condividiamo con loro il cammino e impieghiamo circa 10 minuti ad arrivare a destinazione. L’hotel è molto carino anche se c’è un’enorme differenza tra le foto e la realtà. Avevamo deciso che, per San Valentino, questa volta non avremmo preso un bed&breakfast, e avevamo trovato un hotel a 4 stelle a un prezzo veramente competitivo… peccato che le 4 stelle forse le avranno avute quando hanno aperto (e scattato le foto). Tuttavia il posto è degno di nota (e di quanto abbiamo speso). Il check-in in albergo è alle 14 ma sono le 11 e 30. Decidiamo dunque di iniziare subito il nostro giro e la prima direzione è la piazza Mousinho de Albuquerque dove ci sono anche dei centri commerciali.
Oporto è una città strana anche territorialmente perché, nonostante sia costruita su di un fiume e praticamente sull’oceano, è un continuo sali e scendi con gradi di ripidità anche molto pesanti. Arriviamo a destinazione e facciamo un bel giro (e anche il primo pranzo) al centro commerciale. Niente di speciale, la globalizzazione ha portato i soliti negozi anche qui. Decidiamo quindi di fare una passeggiata verso il centro per esplorare la città, passando dal negozio della Wizards dove, oltre a un odore di Nerd inside, compro anche i miei consueti dadi. Passiamo da Piazza della repubblica quindi rientriamo in metro e andiamo in hotel a fare il check-in. Un po’ stanchi dalla camminata ci rilassiamo con le attrezzature dell’health club dell’albergo. Quindi costume e tovaglia e giù in sauna, jacuzzi e piscina. Tutto molto carino se non fosse che la manutenzione del posto lascia molto a desiderare… ma in fondo, penso io, per quello che abbiamo speso è pure troppo quello che abbiamo.
Il pomeriggio è ancora lungo e ritorniamo in centro per il giro in Rua Santa Catarina, posto culturale che porta in centro e pieno di negozi. Percorriamo tutta la via fino a giungere in centro dove visitiamo velocemente negozi, cattedrale del Sé (che in un giro più lungo non può essere persa) e vari parchetti. Arrivata la sera è il momento di portare la mia ragazza nel posto che ho cercato per la cenetta romatinca di San Valentino. Dopo avere sbagliato strada ed essere finiti sopra il ponte, con lei che chiede “ma dove dobbiamo andare?” e io che rispondo “laggiù” indicando i posti che stanno circa 200 metri sotto di noi, torniamo indietro e seguiamo una strada principale fino ad arrivare alla piazza con il cubo di Oporto, una fontana monumento piccolina ma molto carina. Dopo un giretto per i locali e aver goduto della vista dello splendido ponte Dom Luis I, e a poca distanza dal ponte Maria Pia, progettato da Gustave Eiffel, scegliamo il locale e ceniamo. Location con vista sul fiume e ponte, serata un po’ fredda ma bella, cena buona, non come in altri posti ma molto particolare. Finita la cena è il momento di andare a degustare ciò per cui siamo venuti: il Vinho do Porto. Entriamo in un piccolo locale dove facciamo una degustazione di tre buonissimi vini, uno bianco, uno rosso e uno dessert, tutti tipici, tutti sopra i 19 gradi e tutti buonissimi (l’avevo già detto?). Finita la degustazione, si è fatto abbastanza tardi e torniamo in albergo.
La domenica è anch’essa un giorno particolare, sia perché i negozi sono tutti chiusi, sia perché di veramente particolare, come monumenti, ci è rimasto poco da vedere, per esempio la torre dei chierici. Dopo un giretto nel centro città, partiamo per l’aeroporto… e appena usciti dalla metro vediamo che il nostro volo è stato cancellato. Un epopea incredibile, oltre tre ore di fila per cercare di fare qualcosa, un biglietto assolutamente non low-cost per poter tornare in Italia il giorno dopo, un hotel che quelli di easyjet non ci volevano dare… insomma un po’ “rocambolesca” anche la fine del viaggio. Alla fine siamo rientrati giusto la mattina dopo e ci hanno offerto la notte e la cena in hotel ma per il rimborso di quanto speso per tornare siamo ancora in attesa.
Intanto un consiglio a tutti quelli che viaggiano con weekend low cost. Se il biglietto costa davvero pochissimo, comprate anche il biglietto per il giorno dopo… vi risolverà molti problemi… oppure scegliete un posto che abbia molti voli tra la città di partenza e quella di destinazione.
Tutte le foto sono qui: http://www.joproject.org/fotografia.php
Intelligenza Artificiale in pillole – Videosorveglianza automatica
12 febbraio 2010 - 7:54 by Charlenger
Tra le tante aree di cui si occupa l’intelligenza artificiale c’è anche l’elaborazione automatica delle immagini. Non in molti sanno che quando applicano un filtro usando photoshop, dietro si avviano una serie di algoritmi molto complessi di analisi ed elaborazione dell’immagine. E probabilmente ancora meno si chiedono come sia possibile che una macchina fotografica di ultima generazione ti mostri dove si trova in tempo reale il volto di una persona. Esistono numerose tecniche di elaborazione delle immagini che si basano sulla statistica, su algoritmi e procedure definite e così via, che sono studiati proprio in intelligenza artificiale.
Una delle tante applicazioni dell’elaborazione automatica delle immagini, o in questo caso particolare di sequenze di immagini, è il processo di “object tracking” ovvero tracciamento degli spostamenti di un oggetto. Questa tecnica consiste nell’individuare in un video (o sequenza di immagini) gli oggetti in movimento all’interno della cornice ripresa.
La tecnica più comunemente usata è il metodo di sottrazione dello sfondo. Questo metodo ha alcuni vantaggi, uno su tutti la semplicità computazionale, ma anche la capacità di adattare le soglie di ricerca, tuttavia esistono metodi più efficaci che si basano su filtri statistici per prevedere come cambieranno i pixel dell’immagine, prevedendone il “movimento”.
Analizzando il metodo di sottrazione dello sfondo, sostanzialmente quello che viene fatto è un conteggio di quanti pixel sono cambiati tra un’immagine e l’altra. Ogni immagine può essere rappresentata come una matrice di valori di dimensione NxMxZ dove NxM sono le dimensioni dell’immagine (e.g. 640×480) e Z è il numero di piani di colore (normalmente 3) che dipende dal modello di rappresentazione (e.g. RGB, HSV, etc).
Quando si applica il metodo di sottrazione dello sfondo, è prima di tutto necessario trasformare le immagini sorgenti in valori della scala di grigio, per semplificare ulteriormente l’onere computazionale. Fatto ciò l’algoritmo di base è semplice:
Per ogni pixel dell’immagine N-esima, calcolarne la differenza con l’immagine N+1-esima, e se questi sono differenti, allora incrementare il conteggio dei pixel differenti. Ovviamente in una sequenza di qualità “normale” o in condizioni in cui la luce può variare sensibilmente, la differenza tra i pixel non è definita in maniera netta, ma è rappresentata da un valore di soglia. Al termine del calcolo delle differenze, si otterrà un valore che rappresenta la percentuale di pixel che sono mutati all’interno dell’immagine. Se questa percentuale è molto alta (più alta della soglia di controllo), allora si può asserire che qualcosa all’interno della cornice di controllo si stia muovendo.
Questa tecnica ha notevoli vantaggi in alcune applicazioni, come la videosorveglianza automatica, ma ha anche notevoli svantaggi per altri contesti, come per esempio quelli in cui è necessario identificare precisamente i contorni dell’oggetto che si muove. Infatti, la tecnica descritta, non utilizzando alcun approccio statistico, non è in grado di stabilire se due pixel molto lontani, abbiano qualche tipo di relazione tra di loro, e non è capace di descrivere dei vettori di movimento che permettano di prevedere dove l’oggetto stia andando.
Recentemente ho pubblicato un progetto che fa uso di questa tecnica e di alcuni accorgimenti statistici per renderne più efficace il funzionamento. Si tratta di un semplice sistema di videosorveglianza automatica che è in grado di inviare dei messaggi email se qualcosa si muove all’interno di una webcam. Il programma può essere configurato per inviare la mail a più indirizzi, da uno specifico indirizzo sorgente, per eseguire un’applicazione esterna in caso di stato di allerta, ed è capace di gestire un numero teoricamente illimitato di webcams (in realtà dipende fortemente dalle prestazioni della macchina su cui gira).
HVideoSecurity non è del tutto portabile in quanto fa uso di librerie native del progetto LTI-Civil per il controllo dell’hardware (le webcam). Per tale motivo la portabilità del programma è limitata ai sistemi operativi per cui sono disponibili sia i driver delle webcam, sia le librerie LTI-Civil.
Ecco alcuni screenshot dell’applicazione:


Ed ecco a voi un esempio delle immagini che arrivandomi in allegato in una mail mi hanno avvisato del rientro a casa della mia fidanzata, mentre ero in ufficio:



Se fosse stata un’intrusione avrei avuto la notizia in tempo reale… cosa fare dopo… eh beh…
Breve come un Respiro – Capitolo XVI°
5 febbraio 2010 - 7:14 by immortal_bard
Eoghan aprì gli occhi. Era ancora un’altra mattina, come tante. Innalzò silenziosamente un inno a Groomanor, poi si alzò in piedi. Doveva andare a lavorare ma in quelle settimane qualcosa era cambiato. Il lavoro era quasi piacevole perché gli permetteva di veder fuggire la giornata come se non esistesse null’altro che quei pochi istanti la sera in cui andava al tempio con Saifel, e mentre il compagno era fermo a pregare, accompagnava Karina verso casa. Ormai aveva ammesso che era cambiato in tutto quel tempo a Raerem.
L’inverno non accennava a passare e prometteva di dilungarsi ben oltre i normali giorni freddi. Come ogni anno gli oracoli avevano indovinato le previsioni e sulle loro parole si erano basati innumerevoli piani di commercio. Il bardò guardò il guerriero mentre si vestiva.
«Ti stai innamorando di lei»
«No». Rispose secco e con imbarazzo.
«La mia non era una domanda». Saifel usava spesso quell’affermazione quando voleva mettere in imbarazzo il suo interlocutore ed era sicuro di avere ragione.
«Va bene… lo ammetto. C’è qualcosa di lei che mi attrae. Ma ciò non vuole dire che mi stia innamorando». Eoghan parlò come se volesse giustificarsi. Saifel sorrise e scosse la testa.
«Bene. Non voglio offendere la tua sensibilità, ma noto che ti sei ammorbidito molto da quando la accompagni tutte le sere. Ho ragione di pensare che magari un giorno non vorrai più andartene». Saifel proseguì a provocarlo.
«No, è soltanto una donna». Il tono di Eoghan tornò serio e rude. Saifel capì che era il momento di smetterla. «Piuttosto tu», il guerriero fece una pausa. «Ho notato che anche tu ti stai dando da fare. Con la danzatrice che non è più andata via a riunirsi con le sue amiche. C’è qualcosa anche tra voi». Eoghan fu quasi tagliente.
«C’è molto di più di quello che credi». Saifel si alzò e divenne serio.
«Ecco, lo sapevo che…»
«No». Il bardo fu brusco. «Non è quello che pensi tu. Janira e io stiamo collaborando. Penso sia giunto il momento anche di rendertene partecipe». Eoghan si fermò. «Oggi andrò a parlare con Tod Capocatena. Gli chiederò di fermare tutti i lavori e di venire con me a protestare davanti al palazzo di Ibraham».
«Cosa?» Eoghan rimase esterrefatto.
«Hai capito benissimo. Qui tutti vivono in una schiavitù invisibile… neppure tanto. Sanno ciò che Ibraham vuole che sappiano, fanno ciò che Ibraham vuole che facciano. Producono materiale e armi, producono ricchezza eppure sono tutti sempre poveri. Ci sono delle gerarchie quasi invisibili che incatenano la gente a dei ruoli da cui non possono uscire e chi se ne rende conto è costretto a negoziare con ciò che di più caro gli resta. La vita o la propria dignità. Credi che sia giusto?» Saifel urlò sottovoce, dimostrando dei sentimenti verso Raerem che fino a quel momento non erano mai usciti.
«Sapevo che… avevamo parlato… ma…» Eoghan rimase senza parole. Dentro di sé anche lui aveva notato quelle cose di Raerem, forse non a fondo come Saifel, però alle parole del compagno si sentì stringere il cuore, rendendosi conto che stava ignorando quei principi su cui si fondavano le comunità elfiche e che, seppur non condividesse appieno, secondo il volere degli Dei erano concesse anche a tutti gli altri esseri viventi. Ripensò in silenzio alle parole di Saifel. Agli uomini di Raerem era stata effettivamente creata una prigione attorno.
Non sono elfi, dannazione, non sono obbligato a lottare per loro, pensò con poca convinzione. Uno strano senso di colpa lo afflisse. Lo sguardo di Saifel sembrava penetrarlo e voler tirare fuori da lui la nobiltà delle antiche alleanze. Poi, il prescelto di Groomanor si trovò a pensare a Karina. Lei non è di Raerem, può andare via quando vuole. Ma quei pensieri lo portarono a immaginare tutti i possibili disastri che potessero coinvolgere la donna. Più volte infatti Karina aveva manifestato il suo interesse e il suo impegno verso Raerem ed Eoghan non poté non tenerlo in considerazione.
«E cosa hai intenzione di fare? Cosa c’entra questo con la donna che frequenti?»
«Janira e le sue compagne erano state inviate da Ibraham. Sono tutte prigioniere nel suo palazzo e obbligate a essere le sue danzatrici personali. Erano state inviate da noi per sedurci, legarci a questa terra e renderci schiavi longevi dell’impero di Raerem».
«Impero?»
«Ibraham e i suoi scagnozzi lo chiamano così». Saifel si avvicinò ad Eoghan e gli poggiò una mano sulla spalla. «Janira mi ha riferito delle cose… alcune delle intenzioni e dei piani di Ibraham… sono solo voci e lei non ha modo di provare nulla, però io le credo… e abbiamo l’evidenza davanti agli occhi. Il popolo è troppo cieco perché se ne accorga. Hanno bisogno di qualcosa che faccia rumore… non il grido di uno o due».
«E per questo vuoi coinvolgere tutta la miniera».
«Si». Il silenzio scese nella stanza, poi i due elfi si incamminarono. «Andiamo. Ogni minuto è prezioso».
***
«Dove vai?»
«Ho visto una persona. Ti raggiungo subito». Eoghan rallentò e lasciò che Saifel si allontanasse. Il bardo scosse il capo, guardò nella direzione in cui si stava muovendo il compagno ma non vide nulla, quindi si diresse verso la miniera con passo più lento. Eoghan sparì in un vicoletto.
«Buongiorno»
«Per gli Dei!» Karina sussultò, voltandosi di scatto. «Non… non ti avevo visto».
«Perdonami. Ti ho vista qui, ferma e ho pensato che potessi avere bisogno di aiuto». Eoghan sorrise alla donna come faceva ogni sera che l’accompagnava a casa.
«Io… in effetti». Il tono della donna era un po’ turbato.
«Mia luce, eccomi qui». Un uomo apparve da dietro la parete dove Eoghan e Karina stavano parlando. Dapprima accennò a scappare, poi sembrò riconoscere l’elfo e si fermò. Assunse uno sguardo serio, quasi irato. Distese il braccio e le porse un ferma pergamene, un anello largo che aveva incisi i blasoni di Raerem.
«Mia luce?»
«Un elfo…» i due rimasero colpiti dalla presenza l’uno dell’altro.
«Vi prego», Karina cercò di intervenire, comprendendo la situazione.
«Devo tornare a palazzo». Le parole di Iamal furono quasi velenose. Si allontanò senza dire nulla, soltanto con un gesto galante della mano e un inchino, rivolti alla donna. Eoghan e Karina rimasero soli.
«Chi era?» Il tono dell’elfo fu più duro di quanto non volesse.
«Un servitore»
«Che ti chiama “mia luce”?» La voce di Eoghan scemò quasi in un sussurro.
«Sta solo cercando di aiutarmi a scoprire cosa succede qui a Raerem». Karina fissò Eoghan che di rimase perplesso. L’elfo stava ripensando a quello che gli aveva detto Saifel e sperò che lei non stesse facendo lo stesso. Si sentì come se fosse la danzatrice di Karina, quello che Janira era per Saifel, almeno a parer suo.
«Ho delle prove… ho degli elementi, ma a palazzo da sola io non posso», le parole le morirono in gola. Lo sguardo di Eoghan fu talmente glaciale da farle capire che non aveva voglia delle sue spiegazioni.
«Eoghan ti giuro che…»
«No. Tu non sai neppure cosa sia un giuramento. Non sono un oggetto… non mi faccio usare». Eoghan fu molto brusco.
Lo sguardo di Karina si tramutò. Smise di essere implorante e si riempì di rabbia. Delle lacrime le scesero dagli occhi, ma Eoghan aveva già voltato lo sguardo. Karina, la contessa di Leerat deglutì e inspirò, sentendo i singhiozzi quasi bucarle il petto prepotentemente.
Eoghan aspettò di sentirsi pugnalare con mille parole. Sperò con tutto il suo cuore che la donna gliene dicesse qualcuna, che lo insultasse, che lo cacciasse. Si sentiva ignobile ma al tempo stesso profondamente offeso. Illuso ma al tempo stesso vile. Una frase di Karina avrebbe rotto il silenzio teso che si era venuto a formare. Sentì il coraggio mancargli per tutto quel lungo attimo di silenzio. Percepì l’amaro odore della sconfitta in battaglia, permearlo come se fosse stato in guerra. Si voltò, riprendendo coscienza dei suoi sensi, ma Karina non era più lì. La donna stava già camminando lontano da lui. Si sentì morire.
***
«Cosa vuol dire che non mi aiuterai? Tod… noi siamo solo in due e tu stesso hai riconosciuto il problema».
«I miei genitori hanno lavorato per tutta la vita a queste miniere. Mi spettavano di diritto. Ho lottato per tenerle vive, ho lottato perché queste potessero cambiare la vita ai miei figli. C’ero quasi riuscito una volta, ma è stata tutta un’illusione. Si è vero ciò che dici, questo è successo tutto con Ibraham, ma ho lottato tutta una vita senza successo e sono arrivato alla mia età senza più nessuna speranza. Pensi che adesso io mi metta a rischiare la mia vita, quella dei minatori, il nostro lavoro e le poche e ultime speranze che abbiamo per andare a urlare due insulti al sovrano che con un cenno della mano ci può distruggere tutti?»
Saifel rimase ammutolito di fronte al monologo di Capocatena.
«Te la do io la risposta. No.» Tod Rivas fu secco. «Non posso permetterlo. Non posso più guadagnare più di quello che perderei. I miei genitori sono morti in questa miniera, per la gloria della vecchia Raerem, e io non disonorerò la loro morte in uno stupido corteo». Il capo dei minatori si sedette nuovamente sulla sedia alla scrivania del piccolo ufficio appena fuori dalle miniere, e chinò lo sguardo.
«E che ne è stato del giuramento di cui parlano tutti in miniera, quello secondo cui tu avresti dato la vita per riavere la vecchia Raerem?»
«Fuori!»
Saifel sentì in quell’urlo lo stesso terrore che aveva provato la prima volta che aveva visto Tod, ai piedi del palazzo reale. Uscì di gran fretta avvolto in un senso di frustrazione. Si trovò davanti Eoghan. Anche l’altro elfo aveva uno sguardo poco sereno.
«Hai…»
«Sentito tutto», completò la frase Eoghan. Saifel abbassò lo sguardo.
«Forse mi sono illuso di potercela fare, ma qui il sistema marcio si è radicato fin troppo in profondità. La gente non solo è cieca, ma chi ha gli occhi per vedere ha paura e rifiuta di emergere dall’oscurità». Saifel guardò Eoghan mentre assumeva una strana espressione.
«Andiamo a lavorare. Stasera parleremo con una persona che potrà aiutarci». Eoghan diede una pacca sulla spalla a Saifel, poi entrò in miniera. Se vorrà ancora ascoltarmi, pensò tra sé. Karina.

